APPUNTAMENTO PER I SOCI Martedì 6 maggio 2008

Visita all’Orto Botanico di Trieste

Martedì 6 maggio si svolgerà la visita guidata al Civico Orto Botanico di Trieste. L’incontro sarà accompagnato dalla spiegazione della signora Odilla Celli, autrice di un libro sullo stesso Orto. Il ritrovo degli Amici della Cultura di Pordenone è fissato alle ore 9.00 presso il parcheggio di via Montereale, dove sarà possibile lasciare le auto. Per questioni organizzative si invitano i Soci a segnalare al più presto la loro partecipazione.



Il Civico Orto Botanico di Trieste è un’esposizione permanente già dal 1842: al suo interno si trovano piante officinali, tessili e alimentari, varietà orticole locali, flora spontanea ed endemica, piante acquatiche, palustri e succulente. Vi è inoltre una sezione dedicata alla flora spontanea del Carso triestino, dell’Istria e dei territori adiacenti.
Elemento cardine nel rapporto fra ricerca scientifica e conservazione dell'ambiente, l'Orto è anche luogo didattico e ricreativo. Può essere considerato un'isola artificiale di diversità floristica che gioca un ruolo strategico nella conservazione della biodiversità e, quindi, anche nella sopravvivenza dell'uomo stesso. Vi sono allestite mostre permanenti di piante: acquatiche, coltivate (alimentari: Coffea, Thea e orticole), officinali (Florilegio di piante magiche, Giardino dei Semplici), ornamentali, succulente (medicinali), tessili, tintorie (Tinte d’erbe), velenose.
La Municipalità triestina scelse l’area del territorio di Chiadino, ancora oggi occupata dal Civico Orto Botanico, per sperimentare la possibilità d’attecchimento del pino nero austriaco sul Carso. L’esperimento fu affidato al farmacista botanico Bartolomeo Biasoletto (1793-1858) che, in una sezione del sito, trasferisce anche le specie più rare coltivate nel suo antico Orto Farmaceutico detto La Fontana (ora via del Coroneo), chiuso per mancanza di fondi. Quello che allora era definito Giardino Botanico comincia ad ampliarsi e a prendere forma grazie all’impianto e alla semina di un copioso numero di specie locali raccolte sulle Alpi Giulie, in Istria e in Dalmazia da Muzio de’ Tommasini (1794-1879) e dai suoi collaboratori. Già Podestà di Trieste, studioso botanico di respiro internazionale, amico ed estimatore di Biasoletto, Tommasini diede vita ad un vero e proprio istituto scientifico. Nel 1871, dopo la morte della botanica Elisa Braig (1803-1870), amica di Biasoletto e di Tommasini, la raccolta fu incrementata con le numerose specie locali, alcune molto rare, provenienti dal suo giardino di Villa Murat nel rione di Sant'Andrea. Nel 1873 con una delibera della Giunta municipale l’Orto Botanico viene aperto al “pubblico passeggio”. Nel 1877 fu stampato il primo catalogo per lo scambio di semi il "Delectus Seminum quae Hortus Botanicus Tergestini pro mutua communicatione offert" frutto della collaborazione fra Muzio de’ Tommasini e Raimondo Tominz (1822-1906), l’Ispettore delle pubbliche piantagioni che continuerà a prendersi cura dell’Orto per molti anni dopo la morte di Tommasini. L’Orto Botanico divenne pubblica Istituzione nel 1903 e fu annesso al Museo di Storia Naturale. Carlo de’ Marchesetti (1850-1926), direttore del Museo e allievo prediletto di Tommasini, assunse la direzione anche dell’Orto. Sotto la sua guida il Civico Orto Botanico (è questo il nome che assume da quel momento) raggiunge la massima espansione e l'attuale impostazione planimetrica. Fu inoltre arricchito di una sezione di piante palustri, una di piante alpine e una di specie per usi economici, medicinali e industriali. Nel 1921, dopo il pensionamento di Marchesetti, il Museo Civico di Storia Naturale e gli istituti annessi passano sotto la direzione dello zoologo Mario Stenta (1876-1928), quindi sotto quella dell’entomologo Giuseppe Müller (1880-1967) direttore del Museo. Nel 1929 l’Orto viene affidato al curatore aggiunto Carlo Lona (1885-1971), naturalista e studioso di entomologia e botanica che se ne occuperà fino al 1968. In questo lasso di tempo alle collezioni preesistenti vengono aggiunte una sezione di piante medicinali ed una sezione di piante dell’ambiente roccioso. Nel 1948 la direzione è affidata allo zoologo ed entomologo Edoardo Gridelli (1895-1958) direttore del Museo Civico di Storia Naturale. Nel 1960 Renato Mezzena assume l’incarico di direttore del Museo Civico di Storia Naturale e dell’Orto Botanico che, in questo periodo, è arricchito da una collezione di felci. 1986 Il Civico Orto Botanico viene chiuso al pubblico per insufficienza di risorse e carenza di personale. Si interrompe così anche la pubblicazione dell’"Index Seminum". Nel 1997, sotto la guida di Sergio Dolce, direttore dei Civici Musei Scientifici, continuano i lavori di ristrutturazione iniziati nel 1991. Massimo Palma, curatore dell’Orto Botanico, riprende la pubblicazione dell’"Index". Nel 2001 una parte dell’Orto Botanico viene riaperta al pubblico, mentre proseguono i lavori di restauro, reimpianto e semina per ricostituirne il patrimonio botanico.