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La fabbrica di Giuseppe Galvani di Pordenone, ossia la Produzione di terraglie maioliche e terre ordinarie, nasce quasi due secoli fa con l’intento di coprire una fascia di mercato ampia e differenziata, che per la prima volta privilegia le classi popolari fino a quel momento escluse a favore dei ceti medio alti.

La richiesta di pignatte, catini, scodelle, terrine, orcioli, boccali e cristalline in argilla accresce vertiginosamente le maestranze in concomitanza con il passaggio delle consegne al figlio Andrea nel 1836. Agevolato da un divieto del Regno Lombardo-Veneto all’importazione di terraglia estera, Andrea Galvani ottimizza i tempi di lavorazione contenendone i costi, riuscendo a dare alla propria fabbrica una connotazione di tipo industriale, sviluppando inoltre il procedimento di trasferimento a stampa  e della decorazione a riporto, destinata prevalentemente al mercato estero curato, dopo la sua prematura morte, dai figli Giuseppe e Giorgio.
Il passaggio del secolo segna il definitivo consolidamento del successo industriale con la produzione di articoli nuovi, conosciuti ormai in tutta Italia, come le tabelle per la numerazione civica, la denominazione delle vie, la nominazione dei loculi cimiteriali.
Nel primo dopoguerra Enrico Galvani, pronipote di Giuseppe il fondatore, imposta un piano di ricostruzione e riprende l’esportazione in Europa e oltreoceano, studiando modelli e decori per ogni singolo mercato senza trascurare le tematiche tradizionali legate al territorio friulano.
La Galvani è presente alla Biennale di Venezia nel 1942 con una serie di vasi dalle linee pulite e dai colori di moda, che la mettono in posizione di rilievo a livello internazionale.
Il secondo dopoguerra coincide con l’inizio del declino causato da una concorrenza sempre più agguerrita e dalla necessità di procedimenti sempre più meccanizzati che porteranno alla definitiva cessione della Galvani all’inizio degli anni ’70.
Dopo la chiusura delle Ceramiche Galvani il Museo di Pordenone, verso la metà degli anni ’80, acquisisce parte di quello che costituiva il patrimonio storico della produzione e dei campionari della fabbrica.
In questa mostra vengono presentati alcuni pezzi delle donazioni e acquisizioni più recenti ( escludendo la produzione degli anni ’30-’40 del Novecento già oggetto di mostra al Ricchieri nel 1996), come il Servizio eseguito per i Di Polcenigo e documenti più antichi dalla Collezione lascito Ciceri. Alcuni dei manufatti presentati sono correlati direttamente alla città di Pordenone come il piatto con le raffigurazioni del Municipio, particolarmente significativo per gli edifici circostanti come apparivano nella metà del XIX secolo, e il vaso adornato da tre putti recante lo stemma civico e il simbolo della Società Operaia fondata nel 1866. Il grande piatto da esposizione con al centro la Tigre sdraiata è corredato dalla riproduzione della stampa di analogo soggetto, disegnata dal pittore pordenonese Michelangelo Grigoletti (Pordenone 1801-Venezia 1870).

La mostra sarà visitabile presso il Museo Civico di Palazzo Ricchieri fino al 29 ottobre con ingresso gratuito
Orari:
dal Martedì al Sabato pomeriggio 15.30 - 19.30
Domenica aperto anche la mattina 10.00 - 13.00, pomeriggio 15.30 - 19.30
Chiuso il lunedì
Info: tel. 0434-392312; fax 0434-522507; e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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