In occasione della Giornata del Volontario, sabato 11 febbraio presso la Bastia del Castello di Torre, l’Assessorato alla Cultura e ai Beni Culturali del Comune di Pordenone ha promosso il Primo Incontro del Volontariato culturale nelle Istituzioni per focalizzare l’attenzione su un importante rapporto di collaborazione tra cittadini e istituzioni.
Sono intervenuti al dibattito

Aldo Colonnello del Circolo Culturale Menocchio di Montereale Valcellina e Giancarlo Pauletto critico d’arte e curatore dell’attività espositiva della Galleria Sagittaria di Pordenone.
L’assessore Claudio Cudin ha aperto il dibattito sottolineando l’importanza del volontariato nella gestione delle attività culturali al fine di promuovere la valorizzazione del patrimonio artistico, storico, etnografico, librario e culturale in genere. Ha pertanto ringraziato i volontari dell’Associazione Amici della Cultura, delle biblioteche circoscrizionali, del progetto Matilda e dell’Associazione Il Castello per il loro impegno e disponibilità.
Aldo Colonnello, da decenni dedito al volontariato culturale, ha voluto fare un piccolo excursus non tanto della sua storia di attivo cittadino, quanto dei progetti realizzati in tanti anni di lavoro.
Maestro di scuola elementare, e non insegnante poiché dichiara di aver più imparato che insegnato ai bambini, verso la fine degli anni ’60 realizza a Spilimbergo, una delle prime raccolte librarie di paese dove è possibile passare del tempo leggendo, prendere dei libri in prestito e  scoprire un nuovo mondo: il mondo delle biblioteche.
Il suo successivo trasferimento a Montereale Valcellina, lo fa diventare a tutti gli effetti un vero maestro di montagna, come lo stesso Colonnello si è sempre definito, facendogli assaporare una realtà culturale di cui oggi è degno rappresentante.
Montereale è importante non solo per il suo fascino paesaggistico e per la storia antica, ma soprattutto perché è la terra di Domenico Scandella, detto Menocchio, il mugnaio del paese. In un’imprecisata giornata del 1599 (un anno prima di Giordano Bruno) fu condannato al rogo dall’Inquisizione e bruciato in piazza a Portogruaro. Menocchio infatti venne accusato di propagandare idee sulla comparsa dell’uomo sulla Terra in contrasto con la dottrina della Chiesa. Di lui scomparve la memoria, fino a quando Carlo Ginzburg, nel suo Il formaggio e i vermi, né ricostruì la vicenda facendola riemergere dalle carte d’archivio (anche grazie al contributo dello stesso Colonnello che eseguì per conto dell’autore la ricerca sui documenti) e diede una nuova notorietà anche al suo paese.
Il vivace circolo culturale di Montereale, di cui Aldo Colonnello è non solo fondatore ma ad oggi ancora motore propulsore, è dedicato proprio all’eretico mugnaio. Il Circolo Menocchio, editore di notevoli testi di cultura locale, vanta anche la realizzazione di una serie di Quaderni, fondamentali per la divulgazione del patrimonio non solamente friulano.
Le origini molto antiche di Montereale Valcellina inoltre, sono ricostruibili grazie alla frequenza di vari ritrovamenti di reperti archeologici che testimoniano insediamenti già dall’età del Bronzo. Le testimonianze di molte epoche storiche come la "Casa dei Dolii" e le Necropoli dell’era imperiale e tardo romana, verranno sistemate in un vero e proprio Museo Archeologico, che probabilmente sarà attrezzato anche per i non vedenti.
Accennando infine a Malnisio, Aldo Colonnello ha voluto brevemente soffermarsi sulla storica centrale idroelettrica che presto diventerà Museo dell’energia elettrica.
Ha concluso il suo intervento sottolineando che la realizzazione di tutte queste iniziative è stata possibile soprattutto grazie alla collaborazione di persone che, al volontariato culturale, hanno dato non solo il loro tempo libero, ma soprattutto le loro idee.  
L’intervento di Giancarlo Pauletto invece ha proposto un interessante approccio interdisciplinare alle arti. Egli  infatti, partendo dalla sua esperienza di insegnante, ha suggerito ai "volontari della cultura" di partire da una nuova prospettiva che tenga conto delle diverse sfaccettature di uno stesso fenomeno culturale. Questo, oltre a consentire una migliore comprensione dell’argomento, che così facendo viene studiato da più punti di vista, consente di coinvolgere un pubblico più ampio e nello stesso tempo di sollecitare la sua curiosità stimolando la ricerca di nuovi parallelismi.
Per far intendere meglio il suo approccio ha fatto l’esempio della pittura impressionista accostata alle poesie di Giovanni Pascoli e alla musica di Debussy.  Per questo ha proiettato alcune diapositive di opere di Renoir, Sisley, e Monet che rappresentano scene di vita quotidiana. Dalla lettura di queste opere si comprende il nuovo concetto di realtà che viene percepita nelle sue forme attraverso la luce e il colore. Pertanto, essendo la luce sempre diversa e variabile da un momento all’altro, anche la realtà viene colta in maniera diversa, non solo in relazione alle condizioni di luce di un determinato momento della giornata, ma anche in base all’emotività del pittore, al suo stato d’animo, ed è quindi estremamente soggettiva.
La resa pittorica degli impressionisti fondata sulla luce e sulle variazioni di colore che annullano il disegno può essere paragonata alle poesie raccolte in Myricae di Giovanni Pascoli: quest’ultime non descrivono analiticamente una realtà, ma sono un susseguirsi di suggestioni visive ed auditive (per lo più onomatopeiche) che, come le pennellate degli impressionisti, ci suggeriscono la visione d’insieme. Nella poesia Lavandare, per esempio, (Nel campo mezzo grigio e mezzo nero / resta un aratro senza buoi, che pare / dimenticato tra il vapor…..) con poche e semplici parole ci suggerisce l’immagine come in un quadro.
Lo stesso discorso vale anche per la musica di Debussy; Pauletto ha sottolineato che le note frenetiche e quasi irrequiete e scalpitanti hanno lo stesso effetto delle pennellate di colore degli impressionisti e delle rime di Pascoli: non creano una melodia, ma una sorta di sensazioni sonore.
Questo approccio interdisciplinare può essere affrontato per i grandi movimenti culturali, ma trova applicazione anche a livello locale. Pauletto ha avvicinato le incisioni di Tramontin agli scritti di Pasolini e ha suggerito di portare avanti uno studio per leggere il Pordenone con altri personaggi della sua epoca.
Il convegno è proseguito con l’intervento della dott.ssa Loredana Schembri presidente dell’Associazione Amici della Cultura, che ha illustrato ai partecipanti i campi di intervento di questi associati e ha fornito spiegazioni su parte dei progetti che verranno portati a termine nel corso del 2006. Sono poi intervenuti i rappresentanti dei volontari che prestano servizio presso le biblioteche circoscrizionali, la referente per il Progetto Matilda che si propone di facilitare l’avvicinamento alla lettura da parte dei bambini e dei genitori. Infine ha chiuso il convegno l’Associazione Il Castello che gestisce la biblioteca di circoscrizione di Torre e che si occuperà anche dell’apertura del nuovo Museo Archeologico che verrà inaugurato sabato 18 febbraio. 
Mariateresa Zanchettin