Streghe e maghi a Pordenone tra ‘500 e ‘600
Gerolamo Tartarotti, un intellettuale della Rovereto di metà Settecento ed autore del "Congresso notturno delle Lammie", ci tramanda una visione della strega quale donna che si cosparge di un particolare tipo di unguento e durante la notte, di solito volando in forma di caprone o altro animale, si ritrova in determinati luoghi e tempi con altre streghe e démoni. Qui, rinnegata la fede ed il battesimo, insieme ad altre enormità, adora il demonio.


Di solito, quando si parla di stregoneria nella nostra regione, ci si riferisce ai Benandanti, al mugnaio Domenico Scandella detto Menocchio di Montereale, a Mattia di Frisanco, ma si può trovare notizia della presenza di maghi e di fattucchiere anche nella città di Pordenone.
Nel XVI secolo a Pordenone operava la maga Euridice, conosciuta per alcuni rituali volti a ritrovare oggetti smarriti e rubati. La descrizione di alcuni di essi ci è pervenuta: un esempio è un rito da lei stessa eseguito per ritrovare dei denari che il marito aveva perso al mercato. In questo caso, in cucina andava posto un grosso setaccio di rame pieno d’acqua a cui andavano aggiunte polverine e sostanze liquide. In seguito si recitava la formula "Per San Pietro e per San Paolo, se i soldi di Angelo son qua, acqua gira intorno". Ma si narra che nonostante i sortilegi e le invocazioni, non fu possibile recuperare il denaro smarrito. La maga fu invece scoperta dall’Inquisizione, che, dopo essere venuta a conoscenza dei fatti, la processò e la condannò. La donna, per salvarsi la vita, fu costretta a convertirsi ed obbligata a non ripetere più magie e riti.
Nella seconda metà del XVI secolo a Pordenone era attiva la strega Giacoma Pittacola, a cui si ricorreva per consulti o sortilegi e si diceva possedesse grandi poteri. Anche lei fu chiamata davanti all’Inquisizione per rispondere del suo operato e con l’accusa di praticare magia, ma per più di venti volte riuscì a non presentarsi. Non è noto l’esito finale della sua storia.
Nel secolo successivo a Pordenone abitava ed operava il mago Aquino Turra. Di lui si diceva che possedesse poteri magici: i testi riferiscono che una volta riuscì ad attirare una donna a casa sua spostandola dal letto in cui dormiva con la sola abilità magica; un’altra fece venire presso di sé due donne di Zoppola che stavano lavorando in un campo di grano. Tutte le sue capacità si credeva fossero emanate da un simulacro segreto che il mago custodiva gelosamente in una stanza segreta del suo palazzetto e che gli donava le forze speciali in cambio della sua venerazione.

Mara Colautti

(fonte: Zanolli R., Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità del Friuli, Roma 2004 )