MAN RAY A VILLA MANIN

Venerdì 12 dicembre 2014

 

 

Dopo un raffinato pranzo ai Gelsi, culminato in un’indimenticabile piramide di cioccolato, per festeggiare la chiusura di un 2014 ricco di uscite, mostre ed eventi, gli Amici della Cultura hanno visitato la mostra Man Ray a Villa Manin, mostra che ha tenuto tutti i soci col fiato sospeso dalla prima foto e fino all’ultimo filmato….

 

 

Man Ray, pseudonimo di Emmanuel Radnitzky, autore di alcune delle opere più celebri del XX secolo (come Le violon d’Ingres, nudo femminile con due intagli di violino e Cadeau, ferro da stiro con la piastra percorsa da una fila di chiodi), nasce a Filadelfia nel 1890 da una famiglia di religione ebraica da poco immigrata dall’Europa orientale. Dopo l’apprendistato a New York dove si avvicina all’opera delle avanguardie, stringe amicizia con alcuni fra i più importanti artisti dell’epoca, come Marcel Duchamp, con cui condivide la passione per gli scacchi. Sbarcato nel 1921 a Parigi e accolto da numerosi colleghi artisti, Man Ray diventa uno sperimentatore e un innovatore, e i movimenti artistici cui si avvicina, dadaismo e surrealismo in primo luogo, rappresenteranno lo spunto per invenzioni sempre nuove in campo fotografico, in pittura, nella cinematografia e nella creazione di oggetti e assemblaggi. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, dopo un ventennio di intensissima attività artistica, ripara nuovamente negli Stati Uniti. È però un soggiorno temporaneo, infatti nel 1951 Man Ray fa ritorno a Parigi dove risiederà fino alla morte nel 1976.

 

 

La straordinaria inventiva di un artista allo stesso tempo fotografo, pittore, ideatore di oggetti e autore di film sperimentali, viene raccontata a Villa Manin attraverso più di trecento opere che permettono di seguire Man Ray nella sua lunga e movimentata carriera fra Stati Uniti ed Europa, amori e amicizie. Per Man Ray non esisteva infatti distinzione fra arte e vita, fra interesse estetico e sentimentale, desiderio e invenzione visiva. La creatività di Man Ray, dunque, si esprimeva anche nei film sperimentali girati negli anni Venti: Retour à la raison, Emak Bakia, Les Mystères du Chateau du dé, Etoile de mer, oggi unanimemente considerati fra i capolavori della cinematografia surrealista. 

Pur mettendo in evidenza le diverse espressioni dello stile dell’artista, talvolta quasi disorientanti nel loro carattere enigmatico, la mostra permette di cogliere gli elementi di continuità nell’opera di Man Ray, le curiosità e le ossessioni che la punteggiarono. 

 

Mostra prorogata al 31 gennaio 2015: sicuramente da non perdere!