La bottega del sacro di Tiburzio Donadon: 

il maestro e Giancarlo Magri, l'ultimo garzone

 

Mercoledì 22 gennaio 

Convento di San Francesco 

Pordenone

 

 

Trovarsi a tu per tu con il maestro Magri è sempre un piacere immenso. La serie di aneddoti di cui ogni volta mi arricchisce fa parte di quel bagaglio culturale introvabile nei libri, una sorta di tradizione orale fondamentale, che per me trasforma Magri in un bardo celtico: lo adoro! 

Ci guida tra disegni, bozzetti e studi di Tiburzio Donadon (1881-1961), suo indimenticabile precettore, da cui ha ereditato la passione per l’arte sacra, raccogliendo il suo testimone ma rinnovando simboli e temi della tradizione, trasformando la sacralità in forme nuove e originali, delineando le opere in nuove espressioni. Esempio possono essere Il Passaggio nel Mar Rosso, un olio su tela del 1962, e l’Annunciazione dello stesso anno, presenti in mostra, che vedono i protagonisti perfettamente delineati ma senza lineamenti, e ciò nonostante riescono a suscitare una serie di sentimenti impossibili da non carpire. I numerosi studi preparatori, che si affiancano alle immagini delle relative opere realizzate, e i veri e propri lavori esposti in mostra, ci ricordano come l’arte sacra, Magri, non l’abbia solo creata ma anche ben restaurata. Come non dimenticare tutte quelle pale, quelle tele, quegli affreschi quasi distrutti nel terremoto del ’76 e salvati solo grazie all’amore ed alla bravura di Giancarlo Magri? 

 

 

Potrei dire che La bottega del sacro tratta un tema difficile da affrontare, soprattutto ai giorni nostri, eppure non ha pretese di dare suggerimenti su cosa sia l’arte sacra oggi, propone invece una lunga esperienza pittorica durata ben cento anni, un’esperienza che vive ancora oggi e che grazie a Giancarlo Magri continua a fondere arte e fede. Un evento da non perdere!

 

 

Loredana Schembri