Antonello da Messina 

ed il MART di Rovereto

 29 novembre 2013

Tanti, tanti Antonello tutti insieme e in un allestimento proprio accattivante. 

Gli Amici della Cultura al Mart a Rovereto per ammirare da vicino, molto vicino, alcuni dei migliori capolavori del Maestro messinese.

Non potevo proprio perdermela questa mostra. E davvero ne è valsa la pena.

Il percorso espositivo mira a dare una nuova lettura cronologica dell’opera di Antonello, arrivando ad anticipare la sua nascita di circa 5 anni ( per il Vasari attorno al 1430) e recuperando la chiave di lettura di Francesco Longhi dei primi del Novecento che lo legava all’esperienza di Piero della Francesca. Contrariamente a quello che veniva esposto alla mostra allestita al Quirinale.

Il figlio Jacobello lo definì “pittore non umano”, non di questo mondo. E aveva ragione perché il nostro Maestro ha veramente saputo cogliere gli aspetti più intimi della figura umana che

emergono soprattutto nei ritratti.

 

 

La nostra visita inizia con la S. Eulalia,  che testimonia i legami con la cultura figurativa palermitana. Poi però Antonello si reca nella Napoli di Alfonso d’Aragona dove, grazie agli scambi commerciali con la Spagna e l’Olanda, avrà modo di conoscere molto bene la pittura fiamminga. Ma a Napoli conosce anche il suo maestro Colantonio, che lo aggiornerà sugli ultimi sviluppi della pittura italiana. In questo modo Antonello da Messina diventerà un elemento fondamentale della pittura italiana del Quattrocento che metterà in comunicazione la pittura del Nord, leggasi mondo fiammingo, con Piero della Francesca e tutta la pittura italiana.

 

Al MART sono esposti alcuni ritratti molto famosi del nostro maestro. Ma il primo che incontriamo è attribuito a Van Eyck: ’Uomo con il copricapo azzurro – ritratto di orafo, visto che tiene tra le dita un piccolissimo anello d’oro. E’ importante perché raffigura non più un personaggio sacro, ma una persona qualunque, un borghese, posto a 3/4 in un piccolo formato. E questo sarà la tipologia di ritratti che ritroveremo anche nel maestro messinese.

Di Antonello è infatti il Ritratto di giovane  datato 1474, del Philadelphia Museum of Art dove viene raffigurato solamente il volto, girato a guardare verso lo spettatore con un sorriso sardonico quasi a catturare l’attenzione. L’opera è esposta al pubblico dopo il recente restauro che ha rivelato la novità del fondo non più dorato, ma nero com’era in origine. 

Del 1475 è invece il Ritratto d’uomo forse Michele Vianello, eseguito a Venezia, conservato alla Galleria Borghese, dove il volto è girato verso lo spettatore come per catturarne l’attenzione.

A Venezia esegue anche il Cristo morto sostenuto da Angeli, dove questo corpo elegante, perfetto e geometrico risente della lezione di Piero della Francesca e il Cristo alla colonna.

A Venezia poi Antonello realizzerà la famosissima Pala di San Cassiano, pervenuta mutila, e non esposta in mostra, ma fondamentale per capire l’opera di Giovanni Bellini e poi di Carpaccio e di tanta parte della pittura successiva.  

 

 

Altro prestito importante per questo allestimento è la Madonna Benson da Washington. Qui l’attenzione dello spettatore era attirata dal piedino del Bambino appoggiato sulla balaustra. Ma nei volti troviamo una nuova espressione, una nuova umanità visibile anche nel gesto del Bambino che infila la manina nella scollatura della Madre. Da notare anche il velo azzurro che incornicia un volto perfettamente ovale. 

E ritroviamo l’azzurro, questa volta nel manto della Vergine, anche nell’Annunciazione di  Siracusa dal 1474. L’opera è fortemente danneggiata dal terremoto del 1908, ma questo non ci impedisce di leggere una rappresentazione sacra collocata in un ambiente casalingo tipico della pittura fiamminga, ma la novità, italiana, è la prospettiva perfettamente realizzata come si vede nel soffitto.

Fiamminga resta anche la resa dei particolari, ma la scena si apre su un paesaggio esterno visibile dalle due finestre e l’Annunciata è posta sullo stesso piano dell’Angelo come aveva fatto il Beato Angelico (anche se a dire il vero le sue scene sono divise dalla colonna).

E ancora in Sicilia Antonello realizza l’Annunciata di Palermo. La composizione è perfetta: il velo è l’inquadratura perfetta per concentrare l’attenzione sul volto. Si è raggiunto l’equilibrio tra la maniera italiana e quella fiamminga. La mano della Vergine sembra quasi fermare il tempo. L’autore colloca lo spettatore al posto dell’Arcangelo Gabriele. Viviamo un emozione che non è umana: tutto sembra essere fermo nell’istante in cui l’Arcangelo comunica a Maria la novella. Ma in effetti come dirà poi Jacobello, figlio di Antonello da Messina, siamo di fronte a un pittore “inumano” sublime, divino.

 

La nostra visita al MART ha interessato anche altri due allestimenti: La magnifica ossessione con 1200 opere esposte in modo geometrico e rigoroso, pulito e chiaro che riguardavano tanti capolavori presenti al Museo, ma anche nuove acquisizioni e restauri che restano esposte per un anno. 

Poi abbiamo avuto modo di visitare anche la mostra L’altro ritratto  dove il ritratto è visto in chiave contemporanea, da svariati punti di vista o da più osservatori. Quasi un gioco tra ciò che si vede, ciò che si vuol far vedere. Per vedere quello che non c’è o non è veritiero. Il tutto attraverso tecniche e sperimentazioni contemporanee.

 

Dopo la pausa pranzo il gruppo degli Amici della Cultura si è ritrovato al Museo Casa Depero per una full immersion futurista nella casa di questo grande maestro, molto molto moderno.

 

 

Mariateresa Zanchettin