BIENNALE DI VENEZIA

29 OTTOBRE 2013

 

 

Siamo partiti da Pordenone con un cielo nuvoloso, Venezia all’arrivo ci ha regalato il sole.

Destinazione: La Biennale. 

Per qualcuno degli “amici” si trattava della prima Biennale e quindi le aspettative erano grandi. Prima dell’appuntamento con la guida e con un po’ di tempo a disposizione ci siamo beati della visita alla Chiesa di San Zaccaria, uno dei tanti gioielli che questa “miracolata” città possiede e che non tutti hanno

avuto occasione di visitare. 

Chiesa di antica fondazione, ricostruita nel IX secolo con una bellissima facciata opera del Codussi, è stato il convento religioso femminile più importante di Venezia legato al doge e alla nobiltà della città. Al suo interno una pala del 1505 opera del Bellini, la Madonna in trono col Bambino e santi, la Nascita di Giovanni Battista del Tintoretto, la Fuga in Egitto del Tiepolo, la Crocifissione di  Van Dick.

L’appuntamento con la guida all’ingresso della Biennale era a mezzogiorno. Una bella passeggiata ed eccoci arrivati all’ingresso per visitare la 55 Esposizione Internazionale d’Arte.

Vi partecipano 88 paesi, alcuni presenti per la prima volta, più di 150 interpreti di nazionalità diverse, 88 partecipazioni nazionali.

La mostra inizia ai Giardini e prosegue all’Arsenale ed è intitolata “Il Palazzo Enciclopedico”.

 

 

Il tema, scelto dal curatore di questa Biennale, Massimiliano Gioni, rimanda e si rifà al brevetto dell’artista autodidatta italo-americano Marino Auriti che negli anni cinquanta progettò un museo immaginario che contenesse le più grandi scoperte del genere umano in ogni campo e che abbracciasse, dunque, tutto il sapere dell’umanità.

Gioni, di fronte alla marea di artisti, si è chiesto qual è il loro mondo e se esistono relazioni tra mondi diversi: tra mondo reale ed immaginario.

E’ l’immaginazione e il sogno, oltre la realtà, a spingere gli “artisti a “creare lavori” che spesso non sono catalogabili come opere d’arte. 

Forse, senza più orizzonti limitati ma conoscenze globali, l’arte è qualcosa che colpisce la nostra 

immaginazione e conseguentemente ognuno deve e può “realizzarla”.

L’avvio della mostra, coerentemente con lo scopo prefissatosi dal suo ideatore, è dedicato al manoscritto di Carl Gustav Jung, psichiatra svizzero, contenente illustrazioni di espressioni figurative che sono al tempo stesso rappresentazioni di concetti astratti e di fenomeni soprannaturali.

Il manoscritto intitolato il Libro Rosso o Liber Novus, strumento di scoperta ed analisi dell'inconscio, consta di 205 pagine ed è stato pubblicato per la prima volta nel 2009.

Tenuto conto del tempo a nostra disposizione e della mole delle opere, la guida si sofferma solo su 

alcune di esse per darci chiarimenti sugli autori e sulle motivazioni che hanno spinto gli stessi a creare tali opere.

 

 

Dopo la pausa pranzo, ci siamo diretti all’Arsenale. Anche qui aiutati nel percorso da una giovane guida. Purtroppo nel pomeriggio il tempo a disposizione era esiguo ed è stata una corsa nel vedere più cose possibili prima di avviarci a prendere il vaporetto che ci avrebbe portato alla stazione dei treni.

La fine di questa giornata ci ha regalato, dal vaporetto, una meravigliosa vista della Venezia notturna.

Porto con me le immagini di alcuni lavori che mi hanno incuriosito e che spero abbiano destato interesse o meraviglia nella maggior parte del gruppo:

- gli animali, piccolissimi e intagliati nel legno, creature immaginarie del bestiario di invenzione dello scultore americano Levi Fisher Ames;

- la collezione di bambole perfette anatomicamente, nude o vestite con abiti fatti a mano, ossessione singolare del fotografo americano M. Bartlett;

- le illustrazioni, senza alcuna censura, del testo integrale della Genesi, lavoro di cinque anni dell’americano R. Crumb; 

- la figura di Ariel nuda, facente parte di un trittico ispirato alle Tre grazie del Canova, stupefacente per la verosimiglianza con la pelle umana di J. De Andrea. Opera ottenuta con la tecnica di sovrapporre strati di colore su calchi di bronzo; 

- le piccole sculture in argilla cruda, stravagante antologia che celebra la varietà del mondo, scolpite in collaborazione da P. Fischli e D. Weiss; 

- le inquietanti fotografie, che ricordano il genere post mortem diffuso agli inizi della fotografia, di L. Fregni Nagler; 

- le splendide acconciature di donne nigeriane, testimonianza del loro ruolo sociale, del fotografo nigeriano J.D. ‘Okhai Ojeikere;

- le meravigliose opere di draghi, demoni, totem e maschere contorte, ricoperte di centinaia di spuntoni di creta, affascinanti e minacciosi al tempo stesso, del giapponese S. Sawada, che affetto da una grave forma di autismo testimonia attraverso esse la sua vita interiore; 

- i colori ed i profumi molto intensi del “campo de Color” della boliviana Sonia Falcone.

 

 

Rosa Maestra