MANET. RITORNO A VENEZIA

PALAZZO DUCALE

VENEZIA

 

25 GIUGNO 2013

 

 

Gli Amici della Cultura non riescono a stare lontani da Venezia...il richiamo è troppo forte, questa volta ad attrarci è Edouard Manet, il meno "impressionista" del famoso gruppo di pittori che alla fine dell'Ottocento diede una scossa all'arte francese ed europea... impossibile resistere dunque.

Il titolo della mostra fa riferimento a due visite che il pittore fece in città nel 1853, oltre a Venezia il pittore soggiornò a Firenze e forse a Roma, e nel 1874; il titolo però può essere letto anche come ad un ritorno di quella che è stata la sua "anima" italiana: il rapporto che ebbe con l'antica arte del bel paese fu profondo e determinante per il suoi lavori futuri.

Nato a Parigi nel 1832 da famiglia altolocata, il padre alto funzionario del ministero di Giustizia, la madre figlia di diplomatici, Edouard si iscrisse all'accademia navale, per evitare la facoltà di giurisprudenza frequentata da gran parte dei famigliari, ma la cosa non funzionò..i genitori lo autorizzarono così ad intraprendere la carriera artistica (campo in cui aveva dato prova di grandi doti fin dalla giovane età). Il suo primo maestro fu Thomas Couture ma determinanti furono le ore passate al Louvre ad ammirare e studiare gli antichi maestri.

È proprio su questa influenza che la mostra vuole soffermarsi: la rilettura di opere conosciute al grande pubblico che a loro volta si ispirano ad altre altrettanto celebri.

Molti sono i quadri famosi in mostra, come nel caso dell'Olympia mai uscita dalla Francia, la sensazione nel guardarli è quella di conoscerli da sempre, proprio perché riprodotti in molti libri; me è proprio il confronto/accostamento con le opere italiane a mettere sotto nuova luce i quadri di Manet.

Due cose vengono costantemente sottolineate dalla nostra guida: Manet proverà per tutta la vita (non così lunga, morirà di sifilide nel 1883 a 51 anni) ad ottenere

un riconoscimento al Salon, nel 1861 riceverà una menzione d'onore per "Il cantante  spagnolo" mentre nel 1881 ottenne una medaglia di seconda classe al Salon e venne promosso cavaliere della Legion d'onore. Altra cosa che balza all'occhio è che la sua arte tende ad essere bidimensionale, nelle sue tele manca la prospettiva, la profondità viene resa con l'utilizzo di un colore pastoso steso con rapide pennellate.     

Ardito e sorprendente l'accostamento dell'Olympia (1863) con la Venere d'Urbino di Tiziano (1538), non credo di esagerare nel dire che la sola visione di queste due opere valeva il costo del biglietto.

La Venere del Tiziano, così pura e delicata doveva rappresentare un amore legittimato in un ambiente raccolto e famigliare. La tela fu ammirata da Manet in una visita del 1857 nella città fiorentina. Sei anni dopo realizzò l'Olympia, capolavoro ricco di sfrontata modernità; la modella è Victorine Meurent Venere contemporanea che impersona una prostituta (Olympia era il nome che le identificava). Il caratteristico modo di dipingere del pittore balza subito all'occhio: un trionfo del colore ricco di contrasti e pennellate ampie; come sempre manca qualsiasi accenno alla profondità. Bellissimo e delicato il contrasto tra la veste rosa pallido dell'inserviente e il colore della sua pelle: forse in questa figura c'è un'omaggio all'amico Baudelaire che amava particolarmente questi colori; misteriosa la presenza di un gatto nero che con la sua coda va a formare un punto interrogativo.

L'esposizione procede così come i riferimenti, "Cristo insultato dai soldati", esposto insieme all'Olympia al Salon del 1865, e il piccolo "Le Christ aux anges" vengono  ricondotti a due bellissime opere italiane: il primo ad un'opera di Andrea del Sarto che Manet aveva ripreso da degli affreschi veneziani del pittore; la seconda tela si ispira invece al  "Cristo morto sostenuto da tre angeli" di Antonello da Messina del 1475.

Nell'estate del 1865 Manet soggiornò in Spagna, da questo viaggio scaturì una produzione ricca e intensa di opere. La ballerina Lola de Valence, modella tanto voluta dal pittore per la sua bellezza fuori dagli schemi, emerge da un'ambientazione piuttosto piatta (il retro di una quinta teatrale, solo nel lato destro si intravede uno scorcio del pubblico), grazie ad un  abito ricco di colori e particolari che diventa il centro della composizione. 

"Combattimento di tori" e "Balletto spagnolo" sono tele che nascono da questa esperienza spagnola ricca di spunti, entrambi furono realizzati e rielaborati nello studio parigino del pittore... Ecco che emerge una caratteristica che porta Manet ad essere il meno impressionista del famoso gruppo di artisti: lui non dipinse mai en plein air, anche quando sembrò lo stesse facendo.

Bello nella sua semplicità "Le Fifre" dove venne ritratto un adolescente in uniforme. Quasi inesistente l'ombra, solo un accenno creato dal piede a terra, ma nonostante questo il giovane emerge da uno sfondo piatto grazie ad un colore marcato racchiuso da linee nere che ne delimitano la silhouette.

Altra sala altra opera famosa: "Le Balcon" (1868) fu presentato nel 1869 al Salon e accolto, come praticamente tutte le sue opere, con perplessità dai contemporanei. Al centro della composizione Berthe Morisot (unica pittrice donna del gruppo degli impressionisti e cognata di Manet) che insieme agli altri personaggi si affaccia alla balaustra per guardare qualche cosa...cosa di preciso non lo si capisce! Balza all'occhio il verde acido dell'ambientazione, e la componente modaiola della tela nelle finiture degli abiti e nei modi dei soggetti ritratti. Probabile fonte d'ispirazione, o perlomeno punto di partenza, potrebbe essere una tela di Vittore Carpaccio intitolata "Due dame veneziane" del 1495.

Nella stessa stanza una sorprendente tela di Francesco Guardi intitolata "Il Ridotto di Palazzo Dandolo a San Moisé" (1740-1750 circa) distoglie, per qualche attimo, la mia attenzione dalla tela di Manet a cui era affiancata "Ballo in maschera all'Opéra" (1873-1874), in entrambe le tele viene sì raffigurato l'universo della commedia dell'arte ma soprattutto il ricercato gioco degli amanti mascherati.

Il "Ritratto del giovane gentiluomo nello studio" di Lorenzo Lotto viene accostato ad un ritratto di Émile Zola (1868); un rapporto d'amicizia e gratitudine legava i due uomini, è proprio per ringraziarlo del continuo sostegno che Manet realizza questo ritratto. Zola viene raffigurato di profilo, alla maniera degli umanisti del Rinascimento, attorniato da tutta una serie di oggetti dal significato ben preciso: gli interessi del pittore si fondono con quelli del letterato..i libri, l'arte con l'Olympia, le stampe giapponesi, Velazquez, compare anche un libretto azzurro che Zola aveva scritto in difesa del suo amico pittore.

La Morisot è protagonista di altre due tele, nella prima "Berthe Morisot à l'éventail" viene raffigurata alla moda spagnola...una curiosità: la donna aveva gli occhi chiari ma Manet la raffigurava con gli occhi scuri in modo che il suo sguardo risultasse più profondo e fatale. Nella seconda tela la pittrice ci guarda tenendo in mano un mazzolino di violette, da qui il titolo dell'opera "Berthe Morisot e il bouquet di violette"; qui il nero perde il suo carattere spagnoleggiante per rappresentare l'eleganza parigina. Questi suoi ritratti suggeriscono sempre una complicità profonda con Berthe.

Una serie di dipinti realizzati solo apparentemente en plein air, come già detto Manet lavorava sempre nel suo studio, ci portano all'ultima sala tutta dedicata alle marine. Una bellissima veduta di Venezia "Il Canal Grande a Venezia" ha attirato lo sguardo di molti. Questo scorcio veneziano, realizzato nel 1874, fu completato nello studio parigino dove il pittore aggiunse la gondola in primo piano e dove si può notare un tratto più spezzato e una tavolozza più chiara. 

La mostra si conclude, dobbiamo così salutare Manet (che non me ne voglia per la sintesi che ho fatto nella scelta dei quadri da raccontare in questo resoconto) e la bellissima location che ha ospitato la mostra: l'appartamento del doge a palazzo ducale.

Venezia la salutiamo con un arrivederci a presto...noi amici della cultura non riusciamo a stare lontani da lei!!!

 

Mara Prizzon