DE NITTIS E BEMBO A PADOVA

Mercoledì 15 maggio 2013

 

 

Mentre tornavamo a casa da Padova, ieri sera Francesca mi ha detto “mi sono proprio divertita, è stato come fare una scampagnata”. In effetti è la prima volta che andiamo via in così pochi Amici, eravamo solo in sette perché gli altri per un motivo o per l’altro erano già stati a visitare la mostra del De Nittis a Palazzo Zabarella. E noi di sicuro non potevamo perderla! 120 capolavori provenienti dai più prestigiosi musei italiani e francesi e da importantissime collezioni pubbliche e private, un tripudio di opere per raccontare uno dei protagonisti assoluti della pittura dell’Ottocento europeo. La statura internazionale del De Nittis, il più grande insieme a Boldini degli Italiens de Paris, si deve al fatto che ha saputo reggere il confronto con Manet, Degas e con gli Impressionisti con cui ha condiviso, pur nella diversità del linguaggio pittorico, l’aspirazione a rivoluzionare

l’idea stessa della pittura, scardinando una volta per sempre la gerarchia dei generi, nel raggiungimento di quell’autonomia dell’arte che sta alla base della modernità. E, come i francesi, ha affrontato gli stessi temi: il paesaggio, il ritratto e la rappresentazione della vita moderna, catturata nel caso del De Nittis nelle strade delle due metropoli che erano in quegli anni le grandi capitali dell’arte e della mondanità: Parigi e Londra. Non manca però, all’interno del percorso espositivo ordinato in sezioni cronologiche, un approfondimento sul periodo di formazione Napoletano di De Nittis, e non di inferiore bellezza sono le prime opere che aprono la mostra: affascinanti paesaggi che ritraggono la  sua natale Puglia, come l’opera del 1866 intitolata L’ Ofantino, dove le pietre risplendono di una luce così reale che mi sono dovuta avvicinare a distanza di pochi centimetri per verificare che non fossero in realtà piccole pietruzze applicate sulla tela. 

La morte precoce di Giuseppe De Nittis, pur avendo privato l’Ottocento di un grande personaggio, non è riuscita certo ad offuscare quello stile unico e inconfondibile che caratterizzò l’artista riflettendo lo spirito del suo tempo: infatti il De Nittis, nella sua straordinaria avventura pittorica, riuscì continuamente a catturare motivi sia dalla natura ritratta en plein air, sia dalla vita che scorreva frenetica e gioiosa in quei santuari della mondanità che lui immortalò tra gli ippodromi, i parchi ed i salotti.

 

 

Poi l’idea di Renata di andare a vedere lo stesso giorno anche la mostra PIETRO BEMBO  e l’invenzione del Rinascimento a Palazzo del Monte è stata geniale! Una mostra grandiosa, che ha riportato a Padova, dopo ben cinque secoli, i capolavori della collezione che l’intellettuale veneto, poi divenuto cardinale, aveva riunito nella propria dimora, ancora esistente nell’attuale via Altinate. 

La mostra, curata da quello stesso Guido Beltramini che grazie all’audio guida accompagna il visitatore tra dipinti di Mantegna e Raffaello, sculture antiche, manoscritti miniati, bronzetti e monete rare, racchiude una varietà di oggetti d’arte raccolti non solo con gusto estetico dal Bembo, ma soprattutto come preziose testimonianze dello studio del passato, che resero la casa del Cardinale, agli occhi dell’Europa, un vero e proprio precursore di quello che sarà il moderno museo.  

Dopo la morte del Bembo i capolavori vennero venduti dal figlio Torquato e si dispersero nel mondo. Oggi sono conservati nei più grandi musei internazionali, che li hanno concessi eccezionalmente in prestito in occasione di questa esemplare mostra padovana.

Mi  permetto di fare i complimenti agli organizzatori di questa mostra: il costo del biglietto, accessibile a tutti, comprende un audio guida curata in ogni dettaglio. Il personale estremamente cortese, si affianca ad un guardaroba gratuito ed ad un bookshop ben fornito. L’allestimento sobrio non distrae dalle magnifiche opere esposte ed il silenzio nelle sale, nonostante l’elevato numero di visitatori, è sicuramente dovuto all’efficiente organizzazione.

 

Loredana Schembri