TIEPOLO

DAL VECCHIO E NUOVO MONDO

VILLA MANIN

PASSARIANO

13 MARZO 2013

 

 

In una giornata grigia e piovosa gli Amici della Cultura si preparano ad "incontrare" uno, se non “il” pittore veneziano più celebre del settecento...Giambattista Tiepolo; cornice dell'evento Villa Manin. Le premesse sono buone!

La nostra preparata guida Giulia Morsanuto ci conduce in questo percorso all'interno della residenza estiva della famiglia Manin. La famiglia si dedicò all'ampliamento e all'abbellimento della fastosa dimora nell'arco di due secoli facendo molta attenzione a non mettere troppo mano al portafoglio... si dice che i Manin non fossero degli spendaccioni, e a quanto pare non dissiparono un soldo per l'arredamento: quando soggiornavano a Passariano usavano portare i loro mobili dalla casa di Udine o da quella Veneziana.

Nel 1971 Villa Manin aprì i battenti come sede espositiva della regione Friuli-Venezia Giulia proprio con una mostra dedicata al

Tiepolo; a distanza di anni il binomio si ripete ma si va ad arricchire di opere, bozzetti e studi che mettono in  luce l'evoluzione del pittore.

Il percorso dell’esposizione è introdotto da un filmato che illustra l'impegno dimostrato dall'organizzazione in occasione della mostra con una serie di restauri che danno la possibilità di avvicinare il pubblico a opere difficilmente visibili.

Di Giambattista Tiepolo (1696-1770) si può dire che fu un pittore prolifico, un aiuto venne anche dalla sua bottega, dove lavoravano due dei suoi nove figli: Lorenzo e Giandomenico; fu un pittore precoce: a diciannove anni realizzò la sua prima opera significativa, saggio di bravura e consapevolezza dei propri mezzi espressivi e non: "Alessandro e Campaspe nello studio di Apelle". E’ proprio con questo quadro che inizia la mostra nella quale sono sapientemente mescolate opere, che spiegano chiaramente l'evoluzione artistica dell’uomo, stampe e bozzetti, questi ultimi ritenuti fondamentali per la formazione di un pittore: il continuo esercizio nella copia dava la manualità, la velocità e la sicurezza nella realizzazione del disegno.

Molte sono le cose che mi hanno colpito in questa visita, tra le altre spiccano i disegni preparatori che l'artista proponeva ai committenti, germogli d’idee per lavori più ampi: in questi si nota tutta la freschezza che ritroveremo negli anni successivi, soprattutto nei suoi colori luminosi e nelle sue composizioni dinamiche.

Sono stati una sorpresa i dipinti con protagonista Pulcinella, soggetto che avevo sempre visto nelle opere del figlio Giandomenico; Pulcinella e la Commedia forniscono al Tiepolo i mezzi per creare delle composizioni più libere, la maschera stessa dà la possibilità di rappresentare i soggetti nelle pose più disparate…a questo proposito, nelle acqueforti dello stesso soggetto abbiamo visto un Pulcinella seduto…in bagno!

Una menzione particolare va al gruppo di disegni che proviene dal Museo Civico Sartorio di Trieste che conserva una delle collezioni più notevoli di disegni del Tiepolo, importante sia per il numero di pezzi (circa 260), sia perché copre un vasto arco della vita del pittore. 

I disegni esposti componevano, in origine, degli album per i collezionisti, è interessante il fatto che questi album fossero concepiti e considerati dal pittore come delle vere e proprie opere finite.

Altra stanza altra sorpresa: ecco i soprarchi della chiesa di Santa Maria dei Derelitti, Ospedaletto, a Venezia; nonostante i colori molto scuri e l'ubicazione delle pitture nella chiesa, situate a più 10 metri da terra, il Tiepolo riuscì a "vincere" una sorta di gara contro i pittori presenti nella chiesa, più anziani e famosi di lui, proponendo delle figure scolpite, ben caratterizzate e che s’inseriscono nello spazio angusto in modo naturale.

Con gli anni '30 il modo di dipingere del Tiepolo muta: i colori si fanno più luminosi, le composizioni più ariose e dinamiche; molte sono le scene di tipo mitologico come ad esempio il bellissimo "Zefiro e Flora", di Cà Rezzonico, che per l’occasione occupa la sala più grande della villa. Questo dipinto per soffitto fu commissionato al pittore dalla famiglia Pesaro in occasione delle nozze della figlia... Quale augurio migliore a una giovane coppia se non quello di prosperità, rappresentata da Flora, la primavera che viene avvolta dal vento Zeffiro? Che splendore vedere queste due figure librarsi nel cielo attorniate dai putti, con la luce che colpisce e, sapientemente illumina d'oro i tessuti che avvolgono i corpi; per non parlare delle ali da libellula, bellissime e originali, che il pittore mette a Zeffiro e ai putti.

Dopo tanta ricchezza di colori e freschezza compositiva ci voltiamo e ci troviamo di fronte ad un'altra opera maestosa, per grandezza, ma di soggetto completamente diverso dalla precedente: "Santa Tecla libera Este dalla peste". Possiamo ammirare qui quest’opera grazie ai restauri in corso al Duomo d'Este; è proprio grazie a questi lavori che la tela è stata spostata dal suo luogo d’origine, e a sua volta restaurata prima di essere esposta a Villa Manin. Grazie al confronto con il bozzetto presentato ai committenti, oggi conservato a New York, riusciamo a capire l'evoluzione di un'opera così importante sia per chi la realizzò così come per chi la richiese.

Tiepolo lavorò molto per committenti al di fuori dell'Italia, anche se questo non vuol dire che si spostò dal suo paese: lo fece solo con molti sforzi e tanta insistenza da parte dei committenti, per esempio per andare a Madrid presso i reali spagnoli, in mostra, nell'ultima sezione sono presenti opere di questo periodo, opere più scure nei toni e meno “frivole” nei soggetti. L’amicizia con il giovane Francesco Algarotti, scrittore e collezionista d’arte, portò il Tiepolo a realizzare dei quadri, tra questi il bellissimo “Mecenate presenta le Arti ad Augusto” visibile in mostra, per il conte Heinrich von Bruhl potente ministro del Re di Polonia e Sassonia.

Non posso terminare senza parlare del “San Giacomo maggiore sottomette un moro” e del “Nettuno offre i doni a Venezia”, opere che ho sempre ammirato nei libri e che danno sempre una forte emozione quando si ha l’occasione di osservare dal vivo. Incredibilmente il “San Giacomo maggiore sottomette un moro” fu rifiutato dal committente, l’ambasciatore di Spagna in Inghilterra, perché questi riteneva che la figura del Santo fosse rappresentata con troppa fierezza, sostenendo che questo potesse irritare i fedeli della chiesa anglicana abituati, invece, ad un Santo più sommesso e povero.

Il “Nettuno offre i doni a Venezia” che fu realizzato dal pittore per Palazzo Ducale a Venezia è sicuramente uno dei miei dipinti preferiti in mostra. Al Tiepolo fu commissionata quest’opera per sostituire un dipinto ormai deteriorato del palazzo. Nella rappresentazione la leggerezza del pittore si fa da parte per dare spazio a delle figure maestose e imponenti, tipiche dello stile cinquecentesco, periodo storico di riferimento. Di carattere prettamente celebrativo il quadro rappresenta Nettuno, il mare, che rende omaggio a Venezia bellissima e fiera, tanto da appoggiarsi con il braccio alla testa di un mesto leone.

Ora l’appuntamento in compagnia del Tiepolo è per il pomeriggio a Udine, alla scoperta degli altri tesori che il pittore lasciò nella nostra regione.

 

Mara Prizzon