NANE ZAVAGNO. LA NATURA E LE FORME

Galleria di arte Moderna e Contemporanea “A. Pizzinatao”

Pordenone

2 ottobre 2012

 

 

“Ecco la prova provata che l’arte mantiene giovani”. E’ questo che ho pensato quando ho visto arrivare Nane Zavagno alla Galleria d’Arte Moderna. Classe 1932: 80 anni e non dimostrarli per niente.

Avevo letto che è un artista molto schivo, riservato e poco loquace, invece con noi è stato molto gentile e ci ha raccontato tanti aneddoti simpatici.

Assieme abbiamo visitato la mostra allestita alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea  A. Pizzinato di Pordenone, accompagnati dalla dott.ssa Isabella Reale che ci ha illustrato le peculiarità di questo artista fortemente radicato nel territorio, legato alla sua terra, innovativo e originale.

Il maestro, formato alla scuola per mosaicisti di Spilimbergo, ha legato il suo nome sia alla produzione musiva, ma anche al disegno, alla pittura e alla scultura, innovando e superando ogni volta i risultati ottenuti.

La mostra, con opere inedite, inizia già all’ingresso del Parco Galvani, dove sono state collocate due

sculture geometriche, dalle linee essenziali, dove si compenetrano l’elemento verticale e l’elemento orizzontale, il bianco e il nero creando un dialogo nel gioco dell’incastro e della bicromia. Sono due sculture monumentali, ma nello stesso tempo leggere e trasparenti che si integrano perfettamente nello spazio circostante e che poi ritroviamo, in altre forme, anche all’interno degli spazi espositivi.

Il “dialogo” tra luce ed ombra continua anche nella serie di opere realizzate a carboncino su un fondo colorato; quasi un grafismo di intrecci tra il pieno e il vuoto.

Ma l’opera che più delle altre ha catturato la mia attenzione è stato il grande rosone realizzato a mosaico. Semplice e complesso nello stesso tempo, sembra ridare nuova vita a questa tecnica che ci fa tornare in mente i mosaici della tradizione romano/aquileiese. Ma questo è un'altra cosa: più pulito, moderno, lineare quasi ci ipnotizza con quei cerchi ripetuti e concentrici. Convivono in questo rosone due elementi primari: il cerchio e la pietra, ognuno nella sua dimensione e rispettandosi quasi a vicenda.

Il maestro Zavagno ci ha raccontato che quando negli anni Sessanta ha realizzato il primo di questi rosoni sua moglie ha commentato dicendogli che così era finito, si era bruciato tutto, era in un certo senso arrivato al vertice. Ma Nane aveva molto di più da offrire e troviamo un esempio proprio nelle opere collocate sulla parete a fianco del rosone: si tratta degli allumini entro ed estroflessi  che superano l’esperienza musiva e si avvicinano all’optical. Anche in queste opere ritroviamo la coesistenza di due elementi: l’elemento industriale dato dalla materia, dall’alluminio, e quello naturale, dato dalla forma circolare, tutti elementi legati in modo indissolubile dalla grande manualità del maestro.

Molto, molto moderno, puro e apparentemente semplice questo modo di lavorare rivela la libertà del nostro artista che senza impedimenti, senza vincoli di etichette, gruppi, movimenti, può pensare, elaborare e creare opere varie e complesse nella loro semplicità. Arte progettuale quindi, cioè pensata, ideata in studio e poi realizzata in azienda con la “macchina”.

 

 

 

Mariateresa Zanchettin