A Milano, Viboldone e Pavia con gli Amici della Cultura

 

 

 

28-29-30 settembre 2012: gli Amici della Cultura di Pordenone si regalano una fine settimana – l’ultima di settembre – a spasso per Milano e la campagna pavese.

Solita procedura, ormai collaudata: corriera, tutti i 24 partecipanti puntuali…partenza meta Milano!

Con noi è salita la nostra Presidente, che farà ritorno a casa in serata: è attratta dalle meraviglie del Cenacolo di Leonardo, opera che visiteremo nel tardo pomeriggio.

In corriera è salita anche una “presenza” invisibile ai più, che darà qualche problema durante l’escursione e soprattutto dopo il rientro; trattasi di sindrome influenzale anomala, che serpeggia tra i sedili e sceglie con cura le sue vittime. Senza fretta.

Ma godiamoci la gita. Arrivo a Milano, mini giro di ambientazione di fronte al Duomo, che visiteremo nel primo pomeriggio e …scoppia la fame! Il gruppo si disperde, attratto dalle vetrine; qualcuno pranza assieme a un mix di turisti e di indigeni all’ultimo piano dello store che guarda le guglie del Duomo: piatto pieno con vista!! Stomaco e cuore si placano.

 Il sole riscalda questo pomeriggio, qualcuno apre l’ombrellino che da parapluie diventa parasol; con la guida ci immergiamo nella penombra  solenne del Duomo, trafitto dalla luce colorata delle sue vetrate. Il Duomo è tutto: storia, intrighi, qualche leggenda metropolitana, realtà antiche che riconosciamo nella nostra realtà contemporanea, arte soprattutto arte, gotico flamboyant, maestoso esempio tutto italiano di cultura e di valorose maestranze. Impariamo, tra l’altro, che l’espressione “a ufo” viene dal latino “ad operam fabricae”, riferito ai monumentali massi provenienti via naviglio dalla val d’Ossola, che viaggiavano a costo zero.

All’uscita, percorriamo la Galleria,

usciamo di fronte alla Scala, ammiriamo una statua di Leonardo da Vinci…foto, che bello, che bello..e poi via, attraverso i quartieri del potere economico e finanziario, dove solo a passarci ci sentiamo svenire al pensiero di fortune e sfortune fatte e disfatte in un soffio di Borsa. Una pallina di gelato caccia indietro i pensieri della profonda crisi del nostro Paese. Solo il tempo di due leccate. Visita alla chiesa di S. Maurizio, con pregevoli affreschi in via di restauro, occhiata veloce al chiostro, qualche turista straniero si accoda…ma noi abbiamo fretta, fretta: alle h 18 è prevista la visita guidata al Cenacolo di Leonardo, quello della statua di prima. Che se sapesse…che i locali sono chiusi per sciopero!!. Solo il Refettorio, dove spazia quest’immensa opera. Delusione, rabbia, senso di impotenza, voglia di spaccare la testa a quella persona che ha firmato l’avviso affisso alla porta…Due “pasionarie” si mettono a percuotere la porta di legno, che risuona beffarda sotto le manate. Il gesto è simbolico e parzialmente liberatorio; una coppia di francesi dice delle cose non proprio carine riguardo l’Italia e gli Italiani. Conosciamo la ruggine, ma due sberlette non farebbero male neanche a loro. E che c…!

Vabbè, riprendiamo la nostra corriera che attraverso la periferia dormitorio di Milano ci porta all’hotel, a Corsico, salutiamo la nostra Presidente che è venuta a Milano apposta per vedere il Cenacolo, e che torna a casa a bocca, pardòn occhi asciutti, sistemazione in hotel, uscita a cena in una bellissima trattoria sul Naviglio Grande: un tuffo nel passato, mancava solo di veder transitare le carrozze. Dopo la cena,… beh signori, siamo in viaggio dalle 7 di stamattina, un po’ di riposo nei nostri nuovi letti ce lo siamo meritato.

L’indomani, Sabato, il bel tempo non c’è più; è rimasto impigliato in qualche nuvola più densa. Una pioggerella uggiosa ci accompagna a Brera, tempio e trionfo dell’arte figurativa e della cultura di altissimo profilo. Piccola curiosità: l’atrio di accesso alle scalinate e alla Galleria, biblioteca ecc è ricoperto da una rete metallica pressoché invisibile, che tiene lontani i piccioni e soprattutto le loro deiezioni. Non vorrei dire, ma  sembra proprio l’uovo.. di Colombo! 

Mantegna, Bellini, Cima da Conegliano (il “nostro” Cima), Bellotto, Raffaello.. tutti, proprio tutti. In Italia, a Londra, a Parigi, ovunque andiamo ci sentiamo a casa, circondati dall’arte che ci appartiene. A Brera siamo riusciti anche a visitare la sezione della donazione Jesi, con opere di artisti contemporanei e una mini collezione di reperti antichissimi, sempre della nostra storia. Unica nota stonata, ma presente ovunque nei nostri grandi musei: l’indifferenza assuefatta dei custodi; chissà, forse essere sempre dentro una collezione appesa ai muri li fa sentire parte della stessa collezione, e allora l’immobilità  e lo sguardo rivolto al vuoto sono di rigore..

Nel book shop di Brera, a parziale consolazione della mancata visita, acquistiamo per la nostra Presidente il catalogo del Cenacolo. Potremmo ritornare tutti assieme e lei, potrebbe essere la nostra amorevole e competente guida.

Fuori Brera, corriera e arrivo all’attracco del battello per la navigazione sul Naviglio. Nell’attesa, qualcuno scopre due vecchi cortili, con ateliers di artisti e vecchie case popolari, con la tipica ringhiera e la bici portata all’ultimo piano. Foto, foto, foto.. Giorgio è instancabile!

Milano è grande, monumentale, visibilmente ricca e potente, moderna e organizzata “Milàn l’è ‘l gran Milàn”. Recita un vecchio slogan sulla città lombarda e metropoli europea; ma giri l’angolo e ti sorprende la tenerezza, l’umanità di uno scorcio: un balcone fiorito, un gatto sul terrazzino, i panni stesi nella speranza di un po’ di sole, i visi di chi suda la sua vita, italiani  e stranieri, le anatre nella corrente, qualche interno modesto che appare attraverso i vetri, i graffiti ossessivi sui muri, senza tregua, il tempo che passa per tutti. Democrazia.

La minicrociera sul Naviglio, andata e ritorno sulla stessa tratta, ci regala altri scorci della città lontano dai fulgori della Milano da bere: pensiamo alla fatica di questi trasporti, ai massi che hanno lasciato la purezza dei monti per venire ad edificare un monumento perenne alla forza, al potere, sotto la protezione di Maria Nascente.

Dopo il pranzo, veloce perché a Milano o ti adegui… o ti adegui, visita alla chiesa di S. Eustorgio, con la tomba di S. Pietro martire, quello sfortunato cristiano a cui è stato aperto il cranio con un machete, per capirci, raffigurato anche in un’opera ammirata a Brera. Finalmente un po’ di mondanità: c’è un matrimonio, e sembra anche di lusso! “La sposa, guardiamo la sposa! porta fortuna; lo sposo com’è? Hai visto quella com’è vestita?” Come da copione. I tempi per le visite alle chiese sono stretti, tra una messa e una cerimonia, ma va così. Foto a gogò, non alla sposa ma alla meraviglia che si snocciola sotto i nostri occhi. 

Siccome non ci facciamo mancare nulla, dopo S. Eustorgio ci concediamo un giretto al Castello Sforzesco e qui tocchiamo con mano l’esplosione della tirannia di GianGaleazzo e dei suoi simili. Ma dentro il castello fortezza – c’era bisogno di grosse mura e torri per proteggersi, una vita a suo modo blindata- due opere ineffabili, diversissime: la fittissima decorazione a rami d’albero sul soffitto di una sala che, nella sua storia, è stata anche stalla – opera incredibile (ma per lui nulla era impossibile!) di Leonardo e la Pietà Rondanini, struggente simbolo di dolore, morte, abbandono, sconfitta e di tutta la gamma dei sentimenti di una madre verso il figlio trascinato via dalle sue braccia dalla morte. Michelangelo. Titanico. Un’altra Pietà. E’ l’ultima opera che vediamo oggi. Ci resta nel cuore. Vale un viaggio a Milano, anche solo per lei.

Cena in mezzo i campi, cioè trattoria tipica, persa in mezzo i campi (così sembra a noi, che vediamo luci ed oscurità dalla corriera) e cena tipica, con cotoletta alla milanese formato A4. Più tutto il resto, da cui nessuno si astiene, ovviamente. Si sa, la compagnia fa appetito; ma quando sei da solo, ti giri nel letto e saccheggi la piccola farmacia che viaggia sempre con te.

Domenica terzo giorno: partenza per Pavia, con sosta all’Abbazia di Viboldone. Tra risaie e pioppeti sorge questa abbazia con annesso monastero, di cui si occupano alcune suore, che hanno messo su anche un minimarket di santini e di marmellate, che poi scopri che non fanno loro, ma che sono ugualmente buone, anche se non altrettanto benedette.

La chiesa è uno splendore, affreschi di ispirazione giottesca con gli usuali temi biblici. Romanico lombardo, tutta luce, calore della pietra naturale. Né marmi né sfarzi. Come un nitido giorno di primavera. Noi che abbiamo di recente visitato gli Scrovegni abbiamo oramai l’occhio sgamato e riconosciamo subito i tratti noti di un’arte che forse sentiamo più vicina a noi, perché ha un linguaggio immediato. Sa di buono.

 Anche qui, soliti tempi stretti tra una messa e la sosta shopping-toilette.

E si arriva alla Certosa di Pavia. Qui la storia cambia; di nuovo marmi, sontuosità, ricerca di un perdono che deve costare molto caro al buon GianGaleazzo; qui tutto in mano ai frati  che, come regola quotidiana di base, dicono e si sentono dire “Ricordati che devi morire” “Ricorderò”. Tutti i giorni della loro vita monastica. Malgrado la tristezza di questo salmodiare di morte, la luce del giorno è sfolgorante, il sole – la vita- brilla, le ultime rose dell’estate profumano l’aria, l’erba del chiostro riluce. Qui le celle dei frati  sono spaziose, hanno molta luce, un porticato, un grande giardino, per meditare e lavorare, c’è anche un caminetto. Non sembra male, come location.

Alla fine della visita, quando il gruppo è in uscita, un frate accoglie graziosamente la nostra offerta.

La celebrazione dell’eucarestia chiede silenzio e rispetto, la nostra visita è terminata. Quasi: nel cortile principale, un bellissimo gatto tigrato – dei frati? – si lascia fotografare, da attore consumato. Il gatto assopisce un po’ lo sgomento che ci ha dato il “ricordati che devi morire”. Grande gatto!

Pranzo vicino al Ticino, e poi verso Pavia

La giornata continua ad essere luminosa: la nostra guida, uno studente simpatico e ricco di fantasia ci accompagna al Castello, centro del potere in città, dominio dei soliti dominatori, entriamo all’interno del cortile e… sotto il porticato gli Alpini fanno festa, mangiano e bevono. Sempre morte e vita, tristezza e gioia, anche se in un bicchiere di vino. Così è la vita, un eterno dualismo.

Dopo il Castello, visita alla chiesa che ospita le spoglie di Severino Boezio e di Liutprando, longobardi: fa un strano effetto ritrovarseli lì, dopo averli magari distrattamente incontrati nei libri di storia. Ma allora sono davvero esistiti!!

Anche qui, tra poco verrà officiata una messa, e allora via per la città, l’Università, la sua storia, i suoi nomi importanti ( lo studente-guida si sente a casa), vasca lungo il Corso principale di Pavia, deviazione nella piazza principale, sulla quale campeggia l’enorme cupola di una fabbrica incompiuta, e arrivo al ponte coperto “a dorso d’asino”. Saluti e grazie alla guida, che di certo si meritava qualcosa di più, attraversamento del ponte sul Ticino; la corriera ci aspetta. 

Qualcuno è già visibilmente catturato da quella presenza invisibile che era salita con noi  alla partenza da casa, e comincia a serpeggiare un po’ di nervosismo. Breve sosta lungo il viaggio di rientro, scherzetto del TomTom che non sa che dal Passante di Mestre si arriva a Pordenone senza passare da Portogruaro, qualche moccolo lanciato nell’oscurità, ma alla fine arriviamo tutti sani più o meno e salvi, anche se con una manciata di minuti di ritardo.

Il viaggio è stato impegnativo, ricco e pieno; la stanchezza e la voglia di tornare alla propria casa, palpabili; i saluti sono frettolosi. Ma l’entusiasmo e la sensazione di crescita sono nel nostro cuore.

 

Renata Savoini