“I BAMBINI E IL CIELO” a Illegio 

e

“GIANFRANCESCO DA TOLMEZZO E IL SUO TEMPO” a

Tolmezzo 

Mercoledì 19 settembre tutti in Carnia!

 

 

Un’uscita programmata da tempo, tante cose da vedere ma alla fine si doveva decidere tra le più importanti: lo scopo era quello di fare un giro per le chiesette che ospitano i capolavori di Gianfrancesco da Tolmezzo (a completamento del corso di Storia dell’Arte fatto con il prof. Fulvio Dall’Agnese durante la scorsa primavera), e così abbiamo deciso di vedere la chiesa di San Martino a Socchieve, dove oltre agli affreschi quattrocenteschi di Gianfrancesco, sul loco, avremmo potuto vedere l’ultimo suo capolavoro, il polittico rappresentante l’Elemosina di San Martino.  Certo non potevamo non fare un salto a Illegio, per vedere la mostra I bambini e il cielo e quella a Tolmezzo dedicata al nostro Del Zotto: Gianfrancesco da Tolmezzo e il suo tempo. 

Prima tappa Illegio, con la mostra I bambini e il cielo dedicata appunto ai bambini, bambini che

la Sacra Scrittura ricorda essere tra i protagonisti della storia della salvezza, indicando l’infanzia come la condizione spirituale di massima autenticità in cui l’uomo può trovarsi. La mostra, attraverso ottanta opere di grande pregio, racconta lo speciale rapporto tra Dio e i piccoli, fino a scrutare la dolcezza del mistero del Dio che si è fatto bambino. Nella Casa delle Esposizioni, in piena Carnia, abbiamo così potuto ammirare pitture su tavola lignea, dipinti su tela, sculture e altari, tutte opere arrivate da prestigiose sedi museali come i Musei Vaticani, gli Uffizi di Firenze, la Galleria Borghese di Roma, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, e poi ancora il Museo Thyssen Bornemisza di Madrid e il Kunsthistorisches Museum di Vienna oltre a molti altri. 

La mostra svolge il suo percorso tra alcune iconografie familiari e altre rarissime, attraverso gioielli di altissima qualità come la Madonna del Pollice di Giovanni Bellini (dove il gioco prospettico dei piedi del Bambino, che sembrano debordare dalla tavola verso lo spettatore, si unisce ad una commossa umanità del gesto infantile con cui il Bambino afferra il pollice della Madre, mentre solleva l’altra mano nel gesto benedicente), lo spettacolare Venere e Mercurio  presentano Cupido a Giove del Veronese (ricordiamo protagonista con Tiziano e Tintoretto della grande stagione artistica del Cinquecento veneziano), la Madonna del latte di Defendente Ferrari (opera scelta come manifesto della mostra), il Sassoferrato con Le tre età dell’uomo (capolavoro della prima metà del XVII sec. in mostra grazie al prestito della Galleria Borghese di Roma) ed infine tra tutte le meraviglie esposte, non potendole menzionare tutte, Luigi Nono con Bimbo malato, un olio su tela del 1885 dove il caratteristico realismo dell’artista lo colloca tra i più significativi esponenti della scuola veneziana dell’Ottocento.

Dopo la classica pausa eno-gastronomica quindi tutti a Socchieve, alla scoperta delle opere di Gianfrancesco del Zotto, meglio noto come Gianfrancesco da Tolmezzo, nato intorno al 1450 da un Maestro Odorico di Socchieve e morto quasi certamente nel 1511. La chiesa di San Martino a Socchieve racchiude uno dei più bei cicli di affreschi dell’artista, eseguito nel 1493, affreschi in cui l’artista offre forse la versione maggiormente equilibrata, sicura ed armonica di alcuni dei motivi più ricorrenti del suo repertorio figurativo: tra questi la teoria degli Apostoli, che scorre lungo le pareti con una eleganza raramente ottenuta altrove, ed una ritrattistica così incisiva accompagnata da una resa più corposa dei panneggi. La trecentesca eleganza delle vele con i Dottori della Chiesa, l’aggraziata vivacità ritrattistica delle Sante nel sottarco, la Natività, l’Annuncio ai Pastori e l’Annunciazione disposta ai lati dell’arco absidale (nella quale il sottile intreccio psicologico degli sguardi  e delle mani non tollera aperture sul paesaggio che si tradurrebbero in un calo di tensione), come afferma il Dr. Fulvio Dall’Agnese, contribuiscono a creare un’originalissima atmosfera poetica, unita ad una paradigmatica realizzazione di uno schema decorativo, che si traduce in una costruzione architettonica e ideale insieme. All’interno della chiesa di San Martino, in bella mostra al centro del presbiterio, troneggia quella che sicuramente fu l’ultima opera di Gianfrancesco (eseguita sempre per questa sede nel 1511 e, causa la morte dell’autore, ultimata tempo dopo da un ignoto pittore) ossia il polittico rappresentante l’Elemosina di San Martino, i Santi Sebastiano e Rocco, la Madonna con Bambino, San Michele Arcangelo e San Lorenzo, nuovamente splendido dopo il recente restauro. L’impostazione complessiva del dipinto, ascritta al pittore tolmezzino, non lascia dubbi sulla sicura autografia soprattutto degli scomparti raffiguranti S. Martino e San Rocco, in cui l’arcigno grafismo del Del Zotto si stempera in una luminosa ambientazione spazio temporale derivata dagli stilemi del primo Cinquecento veneto. 

L’escursione in Carnia, durante il pomeriggio sotto una pioggia intensa ma che non ci ha fatto desistere, si è conclusa a Palazzo Frisacco a Tolmezzo, alla mostra di Gianfrancesco e il suo tempo, dove un’opera di carattere profano, il Fregio Mantica, eseguito dall’artista durante il suo prolungato rapporto con la committenza Pordenonese, ha del tutto completato il nostro percorso storico artistico su Gianfrancesco da Tolmezzo. In mostra, nella sezione affreschi, due lacerti di grandi dimensioni ben noti a noi “naoniani”, la grande Santa Barbara proveniente dalla Chiesa del Cristo, e la Pentecoste del Duomo di San Marco.  La centralità dell’aspetto tecnico nell’arte del maestro tolmezzino, efficacissimo interprete della pittura a “buon fresco”, viene posta in rilievo da una serie di pannelli in mostra che illustrano le numerose fasi esecutive dell’affresco e delle pale d’altare su tavola e tela. Una sezione specifica dell’esposizione è dedicata alla pala di Santa Giuliana, eseguita nel 1507 per la chiesa di Santa Giuliana a Castel d’Aviano e ora in deposito al Museo Civico di Pordenone, che costituisce l’unico esempio a noi giunto di opera su tela del Maestro. Tra affreschi, didascalie esaustive, stampe, riproduzioni di strumenti musicali dell’epoca e tanto altro ancora, chiude la mostra una sezione espositiva incentrata sulle testimonianze dell’analogo viaggio fra chiesette campestri, affreschi e pale d’altare compiuto nella seconda metà del secolo XIX dallo storico dell’arte Giovan Battista Cavalcaselle. Una dozzina di fogli dei suoi taccuini, conservati presso la Biblioteca Marciana di Venezia, affascinano il visitatore con schizzi appunti e disegni degni dell’indiscusso fondatore della moderna critica d’arte. 

 

Loredana Schembri