MANCIU’ L’ULTIMO IMPERATORE

Treviso – Casa dei Carraresi

11 maggio 2012




Venerdì 11 maggio 2012, alle ore 14.00, c’era un sole che “spaccava le pietre” e un fastidioso caldo afoso, ma tutto questo non ha impedito agli Amici della Cultura di ritrovarsi in stazione per prendere il treno delle 14,10 e recarsi a Treviso, per visitare la mostra “MANCIU’ L’ULTIMO IMPERATORE”.
La visita è stata preceduta da una esauriente lezione sugli eventi storici dal 1644 al 1911, tenuta quattro giorni prima alla Bastia del Castello di Torre dalla dott.sa Mara Prizzon, che ci ha poi fatto da guida a Casa dei Carraresi. 
La preparazione fornitaci da Mara è stata di fondamentale importanza per capire ed apprezzare gli oggetti esposti nelle varie sale.
La nostra visita comincia con una spiegazione introduttiva, durante la quale Mara ci dice che MANCIU’, termine che si trova nel titolo, è stata l’ultima dinastia che ha governato sul Celeste Impero. Quella che stiamo visitando è la quarta mostra sulla Cina e, per la prima volta, gli oggetti personali dell’ultimo Imperatore, PU YI, sono usciti dal palazzo di Changchun, capitale dell’Impero fantoccio del Manchukuò. Anche dalle collezioni e dagli archivi della Cina, sono giunti reperti e documenti ancora sconosciuti in Occidente e in esclusiva mondiale per la grande mostra che conclude il ciclo della “via della seta e la civiltà cinese”.
La Mostra è stata inserita dal Governo Cinese nel Programma ufficiale dell’Anno della Cina in Italia e delle celebrazioni del Quarantennale dell’apertura delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina.
Apprese queste interessanti notizie, iniziamo il percorso ammirando armi, uniformi militari dei grandi Imperatori cinesi Kangxi e Qianlong, preziose suppellettili delle regge Manciù, reperti che testimoniano il crollo dell’Impero e l’avvento della Repubblica. 
Continuando la visita, vediamo le mitiche collezioni dell’Imperatrice CIXI, una semplice concubina che, approfittando di periodi di crisi, rimase al potere usando qualsiasi metodo, dal 1861 al 1908, anno in cui morì e salì al trono il giovane PU YI. 
In una parte della mostra ci sono documenti storici e fotografie dedicati all’epopea umana dell’Ultimo Imperatore, protagonista del film-capolavoro di Bernardo Bertolucci. 
Ad esempio, in alcune sale, abbiamo ammirato le divise militari degli Imperatori  Manciù e dell’esercito che conquistò la Cina nel 1644; in altri spazi invece le loro armi: spade, archi, frecce, faretre, selle, fucili e i loro preziosi sigilli.
Una sezione è dedicata ad oggetti in oro e argento, giada, porcellana, rame, lacche, seta, smalti, legno, i quali rappresentano una sintesi della quotidianità che si respirava nelle stanze imperiali.
I famosi vasi cinesi hanno attirato la nostra attenzione, come pure gli abiti sontuosi in seta ricamata di Imperatori, Imperatrici, concubine e nobiltà di corte, e infine le borsette di seta da appendere alla cintura.
Le calzature piccolissime delle concubine ci hanno sorpreso ed impressionato.
Continuando il percorso, siamo passati davanti ai ritratti ufficiali dei dodici Imperatori Qing; poi ci siamo soffermati ad osservare i quattro straordinari dipinti in seta, opera del gesuita milanese Giuseppe Castiglione che, con il nome di Lang Shining, fu il più grande pittore “cinese” del Settecento. 
In una sala abbiamo visto una cosa particolarissima e unica: la seconda parte del rotolo di seta, facente parte dei dodici dedicati ai viaggi d’ispezione dell’Imperatore QIANLONG alle regioni della Cina Meridionale.
Il rotolo lungo dieci metri, fu dipinto con inchiostri e colori su seta nel 1751 da Xu Yang e mostra lo svolgersi della vita quotidiana nelle province del Sud della Cina, con fedelissime riproduzioni di abitazioni, botteghe, attività, abbigliamenti tipici degli abitanti, ecc.
Viene poi la sezione dedicata all’epopea dell’Ultimo Imperatore PU YI, con l’esposizione dei suoi abiti da bambino-imperatore, la famosa gabbietta del grillo, suo unico amico nella Città Proibita, la sua prima macchina fotografica e altri oggetti superstiti degli anni 1908-1924. Vi sono, inoltre, rari reperti dell’Impero fantoccio del Manchukuò, la sua giacca con il numero 981 del periodo della prigionia, infine i suoi documenti da “cittadino libero”  (1959-1967): i diari, la cartella elettorale, l’umile abito alla “Mao”, le fotografie della nuova vita. 
La mostra termina con la sala più spettacolare, cioè quella del favoloso TRONO DEL CELESTE IMPERO DEI MANCIU’, la mitica dinastia fondata da NURHACHI. Il trono è stato completamente smontato e riallestito a Casa dei Carraresi con tutti i suoi arredi, scoprendo così, per puro caso, la splendida intarsiatura della parte posteriore, di cui non si sapeva niente fino ad ora.
Ci siamo, poi, ritrovati all’entrata, dove abbiamo ammirato i quindici dipinti ad olio sul tema della corte imperiale e dei suoi protagonisti, opera di uno dei maggiori pittori cinesi contemporanei, il maestro Jiang Guofang.
A questo punto, agli Amici della Cultura non rimane che avviarsi alla stazione di Treviso per il ritorno a casa.
La nostra fatica è stata alleviata dal fresco dell’aria condizionata del treno che, fortunatamente a differenza dell’andata, funzionava, così abbiamo potuto commentare e chiacchierare ancora più volentieri, come piace fare a noi.
Arrivati a Pordenone, ci siamo salutati dandoci appuntamento al 29 giugno per la prossima uscita, che avverrà nella splendida cornice del Museo Correr di Venezia. 
Francesca De Benedet