BERNARDO BELLOTTO

il Canaletto delle corti europee

 

Conegliano – Palazzo Sarcinelli

 

 

Visita guidata alla mostra, Mercoledì 15 marzo 2012

 

Un’impeccabile scelta di opere per testimoniare il momento fondamentale del vedutismo veneziano, la corrente artistica che caratterizzò il ‘700 nella maggior parte delle corti europee. Splendidi dipinti ed acqueforti, incisioni e disegni non solo di Bernardo Bellotto ma anche di Canaletto, di Luca Carlevarijs e Michele Marieschi, non per ultimo di Bernardo Canal, pittore di scenografie teatrali nonché padre del Canaletto e nonno dello stesso Bernardo Bellotto.

Bernardo Bellotto, a cui è dedicata la mostra a Palazzo Sercinelli, provenendo da una famiglia di artisti, cominciò

la carriera, viste le innate doti, nella bottega veneziana del famosissimo zio Antonio Canal, detto appunto il Canaletto, bottega che abbandonò nel 1742 per viaggiare e spostarsi nelle corti europee, da Dresda a Vienna, da Monaco a Varsavia, dove divenne per ben due volte pittore di corte.

 

Tre foto di grandi dimensioni che ritraggono edifici e piazze di Varsavia subito dopo i bombardamenti del 1945, affiancate da altrettante copie di opere del Bellotto con il medesimo soggetto, introducono le successive sale della mostra spiegando  come il contributo dell’artista sia stato fondamentale per la ricostruzione della città dopo la seconda guerra mondiale durante la quale fu quasi rase al suolo. Così si inizia ad avere un’idea dello stile di Bernardo: lo caratterizza un’incredibile finitezza dei dettagli architettonici, una ricca tavolozza cromatica che si affianca ad una luce nitida e tersa che gioca con contrasti di ombre e chiaroscuri.  La sua capacità nel raffigurare abilmente città, campagne, inventare capricci sia architettonici che paesaggistici, accostando spesso nobili e popolani all’interno di scene della vita quotidiana, fanno si che il visitatore della mostra possa immergersi nel ‘700. La stessa abilità che lo contraddistinse come pittore la ritroviamo in incisioni ed acqueforti, tra l’altro di grandi dimensioni rispetto al solito formato, dove personaggi, edifici e paesaggi si fondono in immagini talmente perfette ed inimitabili da conferirgli a pieno titolo il soprannome di “Canaletto delle corti europee”.

Chiude la mostra una ineguagliabile opera di Francesco Guardi che, anche se in un primo momento può sembrare surreale e malinconica, evoca uno stile un po’ pre-romantico e sensibile, riconoscibile nello sfaldamento delle vedute ricche di penombre e caratterizzate dall’esaltazione di forme e di colori di segno nuovo.

Una mostra sicuramente da non perdere!

 

 

Loredana Schembri