E sopra vi era dipinto l’antico di giorni

Arte e pietà religiosa dell’Etiopia cristiana

 

Mercoledì 12 ottobre, nel primo pomeriggio, tra Amici ci siamo ritrovati davanti alla sede della Banca Friuladria per una visita guidata alla mostra dedicata ad una collezione privata di icone portatili etiopi che coprono un arco temporale che va dal XVI al XX.

La mostra si discosta dalle precedenti che la Banca aveva ospitato e che riguardavano artisti del territorio veneto – friulano che operavano tra il XIX e XX secolo. Avevamo già avuto occasione di visitare l’opera di Alessandro Milesi e prima ancora Cesare Laurenti.

La mostra sulle icone etiopi presenta comunque un legame con

il nostro territorio, nel senso che si ricollega ad un’esposizione del 2009 allestita a Ca’ Foscari “Nigra sum sed formosa. Sacro e bellezza dell’ Etiopia cristiana” dove, per la prima volta in Italia, venivano esposti materiali in gran parte inediti sull’ Etiopia Cristiana. Mostra realizzata con il contributo della Banca Friuladria.

 

Ma il legame è ancora più forte se ci si ferma ad osservare con attenzione l’icona che rappresenta anche San Marco Evangelista, fondatore della chiesa di Aquileia.

La nostra preziosa guida, la dott.sa Carla Del Ben, ci ha accolto e accompagnato attraverso il percorso espositivo illustrandoci le 40 icone portatili, le loro raffigurazioni e i loro significati.

Abbiamo così appreso che queste “medaglie di legno” erano una sintesi della fede, nel senso che vi erano raffigurati i principi fondamentali della religione: la Madonna, Gesù Crocefisso e la Resurrezione, la Salvazione, e i Santi, primo fra tutti San Giorgio patrono d’Etiopia.

La Vergine Maria è sempre rappresentata per il suo straordinario potere di intercessione. Molto spesso è raffigurata con il Bambino in braccio. Affiancata da San Giorgio che uccide il drago.

Queste tavolette di legno erano portate al collo (l’aggettante parte superiore è infatti forata per far passare uno spago o un cordone di pelle), o comunque sul corpo del credente, oppure conservate in casa come una sorta di altarino, o ancora esposte nelle celebrazioni pubbliche, ed erano caratterizzata dal loro potere protettivo e apotropaico.

La tipologia decorativa era abbastanza semplice e ripetuta: si tratta di dittici pendenti, che si chiudevano a libro o a scatola, protette da coperte di legno lavorato e intarsiato. La parte interna invece era decorata con colori a tempera molto vivaci, su una preparazione di gesso, talvolta anche tela.

Le effigi erano semplici, molto simili tra loro, ma molto suggestive ed emozionanti. I volti oblunghi  erano caratterizzati dagli occhi  neri, molto grandi.

Le icone dipinte erano generalmente possedute da abati e monaci, ma non si esclude che anche esponenti delle classi più agiate, potessero possederne.

La mostra è stata per molti di noi un’occasione per avvicinarci ad un popolo dalla profonda religiosità, legato ancora per certi aspetti al Cristianesimo delle origini, che tante affinità aveva e ancora mantiene con il nostro territorio.

 

La visita si concludeva con l’ascolto di un intervista al prof. Stanislaw Chojnacki, che tanto ha dedicato allo studio dell’arte etiope.

 

Mariateresa Zanchettin