Venezia:

il Museo di Storia Naturale

e la Chiesa della Madonna dell’Orto

 


 

 

 

Giovedì 29 settembre 2011, la giornata si presenta invitante, il tempo splendido, il gruppo entusiasta e interessato alle principali mete proposte: Museo di Storia Naturale e Chiesa della Madonna dell’Orto. Personalmente c’è anche l’emozione di essere “nuova” e la voglia di integrarmi senza invadere. Scendere dal treno e affacciarsi sul canale è sempre un momento commovente e si attende con un respiro profondo di venire avvolti immancabilmente dalla suggestione e dall’incanto di questa città unica ed eccezionale. E non importa se c’è la folla e il brusio, ti senti ugualmente accolto in maniera esclusiva.

Attraversiamo subito il ponte e ci avviamo ordinatamente verso il Fondaco dei Turchi, magnifico esempio di architettura civile veneto-bizantina, uno dei più eleganti edifici che si affacciano sul Canal Grande, e sede del Museo di Storia Naturale dal 1923. Ci accompagna il Massimo, socio degli Amici della Cultura e veneziano doc, che di questo luogo e di questa città sa praticamente tutto e ci invita per tutto il giorno a osservare con i suoi occhi cose che al comune turista sfuggono inevitabilmente. L’impatto con l’entrata al Museo, riaperto lo scorso marzo 2010 e restaurato da una equipe di giovani architetti dopo una lunga forzata inattività durata ben 15 anni, con interventi vari, riordino delle collezioni e rinnovo espositivo, è strepitoso: dal soffitto dell’ampia e luminosa entrata pende lo scheletro di una enorme balenottera, uno degli esemplari più completi del genere. Il prof. Fabrizio Bizzarini ci accoglie e inizia a guidarci all’interno del Museo, fa il padrone di casa con una disponibilità e un entusiasmo contagioso: grazie a lui e al Centro Studi Ricerche Ligabue per averci ospitato!

Il percorso di visita si snoda in stanze sapientemente allestite: la prima sala, Sala Spedizione Ligabue, espone i fossili e testimonia con reperti, video e immagini l’eclatante spedizione in Niger del paleontologo Giancarlo Ligabue, 1972-73, che portò alla luce reperti importantissimi di 100 milioni di anni fa. Lo scheletro enorme di un dinosauro (ouranosaurus nigeriensis) lungo oltre 7 metri, e parti di un gigantesco coccodrillo, fanno bella mostra e ci lasciano letteralmente a bocca aperta! Grazie a numerosi lasciti e ad acquisizioni, il Museo vanta un patrimonio di circa due milioni di esemplari tra fossili, minerali e reperti etnografici. Inutile dire che per problemi di spazio gran parte dei ritrovamenti sono custoditi nei depositi del Museo. Infatti, oltre a Giancarlo Ligabue, altri veneziani come Giovanni Miani e Giuseppe De Reali, spinti da grande spirito avventuroso e da una sfrenata passione, hanno raccolto durante i loro viaggi importanti reperti poi lasciati, assieme alle loro collezioni naturalistiche, al Museo di storia Naturale di Venezia.

 

Particolarmente interessante la sezione “moderna” sulle strategie della vita, le relazioni tra i vari organismi e lo spazio sul terreno, l’aria, l’acqua. Abbiamo infatti avuto la sensazione di entrare nel percorso, di condividere attivamente i vari ambienti, i cicli degli esseri viventi, questo grazie a effetti speciali stupefacenti! E che dire della Wunderkammer cinquecentesca, suggestivamente evocata con una stupefacente serie di mirabilia, naturalia e artificialia, per non parlare delle catalogazioni e conservazioni scientifiche tipiche dei musei ottocenteschi, esemplificate nell’ampia Sala sul Canal Grande e racchiuse in alte armadiature, vetrine e depositi con risultati sorprendenti, a racchiudere le principali collezioni storiche del Museo (uccelli, pesci, minerali, preparati anatomici, reperti conservati in liquido, ecc.) insieme alla strumentazione scientifica e alle pubblicazioni dei numerosi naturalisti che con il loro lavoro e le loro collezioni hanno arricchito il patrimonio del Museo.

 

Salutato e ringraziato il prof. Bizzarini, era tempo di nutrire anche il corpo!!! E così grazie a Gianni, che abbiamo scoperto essere un altro grande conoscitore della città, siamo approdati a campo S. Giacomo dell’Orio ( ho pensato subito a un quadro vivente del Canaletto) e in una deliziosa trattoria all’aperto abbiamo gustato pesce freschissimo cucinato alla venesiana…. Tutti allegri e satolli ci siamo quindi diretti nel Sestriere Canareggio, per poter visitare la seconda meta della nostra gita: la Chiesa di Santa Maria dell’Orto. Come attraversare il Grande Canale senza arrivare al lontano Ponte Rialto??? Come fanno i veri veneziani: utilizzando la gondola che traghetta continuamente da una sponda all’altra! E poi via, a camminare tra

vicoli sconosciuti e pochissimo battuti dai turisti!

 

 

Improvvisamente ci troviamo davanti alla grande Chiesa della Madonna dell’Orto, chiamata così perché un tempo questa zona era periferica e il terreno permetteva la coltivazione di ortaggi. L’impressione è di tornare tanto indietro nel tempo oppure che il tempo si sia fermato all’epoca Goldoni. Il pavimento del campo mi sembra originario di quel tempo, le splendide cornici di pietra d’Istria brillano al sole, la sensazione di pace e serenità da l’idea della sacralità del luogo. La Chiesa risale circa al 1360-80, costruita per ordine dei monaci dell’Ordine degli Umiliati e inizialmente dedicata a San Cristoforo. Ha una facciata splendida, il portale è un piccolo capolavoro di Bartolomeo Bon, mentre vari archetti hanno progettato pilastri, colonnine, pinnacoli e cornici che creano un insieme armonioso e spettacolare. Alla destra un possente campanile completa l’insieme. Questa, più di tutte le basiliche di Venezia, a mio avviso può essere considerata la Chiesa rappresentativa del Tintoretto (che tra l’altro aveva casa e bottega a pochi metri da qui) sia perché lui è sepolto qui, sia perché qui sono ospitate diverse tra le sue opere (come il Giudizio Universale, il Martirio di San Cristoforo, l’Adorazione del vitello d’oro, ed la bellissima Presentazione di Maria al tempio). Qui vi si trovano anche opere di Palma il Giovane e di Palma il Vecchio, la struggente copia della Madonna con il Bambino del Bellini (la tela originale è stata rubata anni fa) e la Pala di San Lorenzo del Pordenone. Tuttavia per me il vero capolavoro, o quantomeno il quadro che mi ha impressionata maggiormente, è il San Giovanni Battista di Cima da Conegliano. La dolcezza dei volti, lo sfondo, i colori potenti ma calibrati che danno una luce ineguagliabile, l’armonia ed insieme la dolcezza, hanno suscitato in me delle sensazioni profonde.

Sul lato destro della Chiesa un Chiostro semplice, ma perfettamente restaurato, imprime una spiritualità carica di suggestione.

 

 

Ancora a spasso per callette, su e giù per ponticelli, ed eccoci d’improvviso nel quartiere ebraico, in fermento per i festeggiamenti dell’anno nuovo. Un brulicare di gente, bimbi gioiosi, immagini sacre in ogni piccolo negozio. E inevitabilmente ci avviciniamo alla stazione, il nostro treno ci aspetta. Un senso di grande soddisfazione ci lega, i commenti sono tutti entusiasti, chiediamo a gran voce una nuova gita a Venezia. E non è bastato l’inconveniente della sosta forzata a Sacile a causa di un guasto tecnico, a frenare il nostro fervore, anzi tutti giù a ridere anche per questo !!!

Grazie di cuore a tutti, organizzatori e partecipanti, sono certa che ci siamo tutti arricchiti culturalmente, abbiamo tutti gustato la cucina veneziana e soprattutto ci siamo scambiati in abbondanza sorrisi e buon umore che riempiono il cuore e rasserenano la mente.

 

 

Annamaria Saccon