Visita alla mostra

Jacopo Bassano e lo stupendo inganno dell’occhio

Sabato 29 maggio 2010

 

“Le scarpe da pioggia nere o blù,

ombrelli da viaggio sottobraccio,

a Bassano siamo andati …. “

(libera citazione di Ivan Graziani)

Sotto un cielo minaccioso la strada si snoda strisciando da un paese all’altro, si divincola tra le rotonde che sembrano non finire mai.

Il viaggio è certamente pesante per chi guida, ma noi … guardiamo fuori: ville venete, palazzi, rocche e castelli sparpagliati in abbondanza su ogni rilievo o in ogni anfiteatro di colline; non c’è tempo per annoiarsi.

Bassano ci accoglie grondando le ultime gocce di una pioggia appena cessata. Ci inoltriamo verso il centro della città: nelle due piazze-salotto è in piena attività il mercato, in un’atmosfera serena che invita a sparpagliarsi tra le bancarelle. La tentazione è forte, ma il nostro orario di ingresso alla mostra è rigorosamente fissato.

Tra le sale del museo ci fa da guida la Direttrice ( nonché co-curatrice della mostra ); fredda e professionale, cerca di supplire al problema

dell’assenza di mezzi adeguati di comunicazione: non ci sono le audio-guide e quindi è difficoltoso cercare di sentire le sue parole e contemporaneamente guardare i quadri. Meglio guardare i quadri.

 

"margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Colpisce la straordinaria capacità di Jacopo, fin dalle sue prime opere, di rappresentare con pacata intensità le atmosfere ed i sentimenti dei personaggi rappresentati. Colpisce l’infinita dolcezza familiare della Madonna, giovane ragazza in fuga verso l’Egitto con il suo bambino ed il marito; un San Giuseppe un po’ enigmatico, un po’ affaticato, che in qualche quadro sembra pensare: “ma cosa mi è capitato”.

Molto espressivi anche i ritratti di Jacopo: il “Senatore veneziano” ed il “Cardinale” rappresentano se stessi e la propria personalità piuttosto che la carica che essi ricoprono.

E poi la luce, che il pittore usa per dare energia ai corpi (San Gerolamo) e riflessi abbaglianti agli abiti ( Battesimo di Santa Lucilia); precorre i tempi Jacopo da Bassano e vale proprio la pena di conoscerlo, anche in prospettiva della mostra del Caravaggio.

La guida ci lascia liberi di girare tra le sale del museo; il tempo è poco ma rifacciamo il giro per riempirci gli occhi. Uno sguardo rapido alle altre sale, dove ci sono anche quadri molto belli del fratello di Jacopo e poi elegantissimi vasi con duemila anni di storia ed opere del Canova, tra cui una splendida Venere callipigia.

Usciti dal museo riattraversiamo le piazze sgomberate dai mercanti e, per vie sinuose, tra negozi tentatori, penetriamo nell’intimo della città fino a sbucare nel luogo che tutti conoscono.

Lo attraversiamo scansando abiti bianchi di spose e paggette ( è stagione ) per andare a mettere i piedi sotto il tavolo e finalmente pranzare guardando il Ponte vecchio e la città oltre il fiume.

Pomeriggio con navetta, Asolo ci aspetta.

La cittadina è molto belle, ma l’atmosfera è strana, rarefatta: c’è un temporale in formazione sulle colline intorno e c’è poca gente in giro. È come visitare il palcoscenico di un immenso teatro quando lo spettacolo non c’è: la scenografia è pronta ma mancano gli attori.

Meglio tornare un giorno con l’atmosfera limpida, meglio tornare un giorno di mercatino dell’antiquariato.

 

Giorgio Forese