30 Aprile 2010, Ex Convento di San Francesco

La voce dei classici

I grandi della letteratura attraverso le voci degli studenti del Leopardi-Majorana

 

 

 

Il silenzio del chiostro rotto solo dalle melodie del pianoforte e dei flauti, l’aria leggera, pochi posti a sedere e le emozioni dei grandi del passato, da sempre intrappolate tra le pagine dei libri, riportate alla vita dalle voci limpide e chiare, nonostante l’emozione, degli studenti del Liceo Leopardi-Majorana. Un pomeriggio tiepido, riscaldato dalla letteratura. Un’ora o poco più di poesia, di dolce evasione, lontano dai motorini e dai computer. Una vera e propria immersione in tempi e luoghi lontani e sconosciuti per rincorrere

l’Amore tra le aggrovigliate vie della vita dei personaggi più disparati. Gli spettatori prendono posto, i classici iniziano a parlare. Dalla solennità della Genesi all’amore profano di Angiolieri, dalla passione di Catullo e Romeo alla dolcezza dell’amore coniugale di Montale e Saba, dal contestato sentimento di Oscar Wilde all’inevitabile sofferenza dei protagonisti del romanzo di Paolo Giordano. Le parole prendono vita e si librano con una nuova selvaggia libertà tra i presenti, per guidarli attraverso un vero e proprio excursus nella letteratura di ogni tempo, di tutti i tempi.

 

Il pubblico si commuove e applaude, sembra quasi perdere la nozione del tempo e resta incollato alle sedie fino all’ultimo. Come definire, allora, questa rappresentazione, nata tra le aule di una scuola, se non un successo oltre ogni previsione? È vero, i ragazzi avevano provato e riprovato fino allo sfinimento, tutto doveva essere perfetto e c’erano buone probabilità che lo sarebbe stato, ma c’era chi non ne era troppo convinto. E invece non solo tutto è andato secondo i piani, senza sbavature o imperfezioni, ma le letture sono arrivate veramente al cuore degli spettatori e l’intera rappresentazione è apparsa così armonica, quasi spontanea, da non poter non suscitare l ’assenso dell’intero pubblico.  Gli spettatori applaudono di nuovo, quasi a ringraziarci per quell’ora o poco più di evasione. Ma anche noi li ringraziamo per averci dato la possibilità di dimostrare quanto valiamo, per averci regalato l’impagabile emozione di far rivivere, attraverso la nostra voce, la voce dei classici.

 

Mariasole Maschio

Classe IEc

 

 

STUDENTI, AMICI, GENITORI, INSEGNANTI: UNITI PER UNA SERA

Il 30 Aprile 2010 le classi Iª, IIª e IIIª E classico del Liceo Leopardi - Majorana hanno rappresentato, presso l’ex convento di San Francesco, lo spettacolo “La Voce dei Classici – Uomini Amanti”. Descrivere dal punto vista di studente l’atmosfera e le emozioni che hanno animato la serata è indubbiamente difficile. Il luogo era meraviglioso, il tempo dei migliori, l’ora perfetta… Oltre a questo? Il ricordo di un’ansia stringente e difficile da nascondere. Dietro le quinte, prima dello spettacolo, eravamo tutti agitati, non riuscivamo a stare fermi, ci rassicuravamo l’uno con l’altro: sarebbe andata bene! Siamo saliti sul palco insicuri, con le nostre coroncine d’alloro sulla testa come tributo alla poesia. Quelle coroncine ci hanno tradito, rivelando che stavamo tutti tremando, al pari di quelle piccole foglie che ci accompagnavano.

Più di una volta ho sentito dire che è estremamente piacevole osservare dei giovani stare sulle spine per qualcosa d’importante, gli stessi giovani su cui molti credono si possa ancora fare affidamento. Noi, in quel momento, volevamo la fiducia degli adulti: pur nella paura della prova imminente, volevamo dimostrare qualcosa. Troppo spesso si sente parlare di “gioventù bruciata”, perché fa troppo comodo non vedere come siamo veramente e tarparci le ali. Inutile dire che anche questa volta i mass media ci hanno messo lo zampino, perché nei telegiornali e nelle riviste non si parla mai di esempi di giovani positivi che spendono la propria vita in nome di una passione, che hanno ancora dei valori su cui contare e che proprio per difenderli entrano in conflitto con la loro stessa famiglia. La gioventù nel corso del tempo non è cambiata: le cavolate si facevano una volta e si fanno ancor oggi, anche se in maniera diversa. Ricordiamoci che il ’68, gli esami di gruppo, il libero consumo di droga, non li hanno voluti i giovani d’oggi e che molti di noi stanno ancora pagando le colpe di quella “bella gioventù” che oggi è pronta a puntare il dito. Il bello e il buono è in tutte le cose: così è stato e sempre sarà. La Voce dei Classici è stata un modo un po’ diverso di dire tutto questo. E probabilmente ci siamo riusciti. La soddisfazione più grande è stata vedere i nostri stessi insegnanti commuoversi mentre leggevamo. Inutile dire che abbiamo gradito la loro presenza forse anche più di quella dei nostri genitori, perché l’abbiamo interpretata come il segno di un interessamento che non è sempre scontato. E cosa dire dei nostri compagni? Vederli presenti, sentirli partecipi e comprendere la felicità e l’orgoglio sinceri, che li animavano al termine della rappresentazione, non ha prezzo. Il commento indubbiamente più bello è stato quello di un genitore che, mentre gli confessavo la paura per i piccoli errori che avevamo commesso, mi ha interrotta dicendo: “Non importa: non abbiamo notato assolutamente niente, siete stati gli unici ad accorgervi. Sembrava foste una persona sola da tanto eravate uniti. Eravate un blocco compatto che si muoveva in armonia. Tutto era semplicemente perfetto”. Quindi, ultimi ma non ultimi, non possiamo fare altro che ringraziare anche i nostri papà che alla fine ci hanno battuto una mano sulla spalla e le nostre mamme che anche questa volta non si sono fatte mancare qualche lacrimuccia.

L’espressione che più può caratterizzare questo progetto è “lavoro di squadra”, perché siamo stati tutti fondamentali per realizzare uno spettacolo in cui, pur nel rispetto e nell’importanza delle nostre individualità, alla fine ha vinto il gruppo!

Marilva Castellarin

IIª E classico