Mostre ed Eventi

PIERPAOLO MITTICA

ASHES/CENERI

Racconti di un fotoreporter

Galleria Harry Bertoia

Pordenone 

13 settembre 2014 - 11 gennaio 2015

 

Mittica nelle sue immagini non fa sconti. Racconta quanto di assurdo e di terribile l’uomo fa contro se stesso. In luoghi che per molti sono sinonimo di disastri non casuali, di guerre, nuove schiavitù e di abbruttimento; e che per altri non sono altro che usuali condizioni di esistenza, o meglio di tragica sopravvivenza.

 

 

Per questo la dura, emozionante mostra di 150 sue immagini che la pordenonese Galleria comunale Harry Bertoia propone da settembre 2014 al gennaio 2015, è di quelle che è necessario vedere. Non per osservare una altra faccia del mondo ma per essere coscienti che quello è esattamente il nostro mondo, perché quelle immagini raccontano ciò che anche a noi consente di godere uno status di privilegiati, anche in un momento storico che viviamo come difficile.

La mostra si intitola Ashes / Ceneri. Un titolo che certo fa riferimento ai devastanti effetti sociali e/o ecologici causati dallo sfruttamento degli uomini e dell’ambiente in varie parti del mondo. Ma, in positivo, indica l’urgenza di una svolta epocale e di una rinascita, proprio a partire dalla conoscenza di ciò che, anche negli ultimi decenni, è stato provocato da ciniche scelte politiche ed economiche.

Pierpaolo Mittica è un fotografo particolarmente attento alle tematiche sociali e ambientali. Si è occupato soprattutto degli oppressi, degli ultimi e delle persone che non hanno diritto di parola nei luoghi più difficili del terzo mondo. E, negli ultimi anni, ha iniziato a indagare sui più gravi disastri ecologici che hanno afflitto l’umanità e distrutto l’ambiente.

Per questa mostra, promossa ed organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Pordenone, Mittica ha scelto di documentare 10 ordinarie emergenze: Balcani: dalla Bosnia al Kosovo, 1997-1999, Incredibile India, 2002-2005; Chernobyl l’eredità nascosta 2002-2007; Vite riciclate, 2007-2008; Kawah Ijen – Inferno, 2009; Piccoli schiavi, 2010; Fukushima No-Go Zone, 2011-2012; Karabash, Russia, 2013; Mayak 57, Russia 2013; Magnitogorsk, Russia 2013.

Ingresso: intero € 3,00 – ridotto € 1,00

Orario: martedì > sabato 15.30 > 19.30, domenica 10.00 > 13.00 - 15.30 > 19.30, chiuso: i lunedì, 1 novembre, 25 dicembre e 1 gennaio 2015 

Dove: Galleria Harry Bertoia - Corso Vittorio Emanuele II, 60 - Pordenone 

Info: Comune di Pordenone - 0434392916 -  HYPERLINK "mailto:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo." \o "" Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; percorsi assistiti su prenotazione a cura dell’associazione Amici della Cultura - 349 7908128

 

Mostra promossa dal Comune di Pordenone, Assessorato alla Cultura con il Patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, della Regione Autonoma FVG in collaborazione Associazione Amici della Cultura, Associazione Culturale Thesis, a cura di Angelo Berlina

 

SABATO 5 LUGLIO

ORE 17.00

 

MUSICA, STORIA E ARTE

ALLA CHIESETTA

DI S. LEONARDO IN SYLVIS

IV Edizione

 

 

Saranno gli allievi e gli insegnanti della Scuola Popolare di Musica “L. Mascagni” di Pordenone ad esibirsi per la IV edizione di MUSICA, STORIA E ARTE ALLA CHIESETTA DI S. LEONARDO IN SYLVIS a Vallenoncello.

Violoncello, clarinetto, violino e pianoforte e ancora saxofono, flauto e chitarre classiche, affiancati alle opere di Isabella Ceciliot, allieteranno quello che ormai è diventato un immancabile appuntamento di Estate in Città.

Gli Amici della Cultura e la Società Operaia di Mutuo Soccorso ed Istruzione di Pordenone ringraziano sentitamente il Comune di Pordenone per la collaborazione e l’azienda IDREAM per il brindisi finale che verrà gentilmente offerto.

 

 

ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE DI LAND ART

 

PERCORSI GUIDATI A HUMUS PARK 2014 – gratuiti e aperti a tutti

 

SITO PALAFITTICOLO DEL PALU’ DI LIVENZA 

 CANEVAPOLCENIGO (PN)

 

PARCO DEL CASTELLO DI TORRE MUSEO ARCHEOLOGICO

PORDENONE

 

 

Per la sua edizione 2014 Humus Park raddoppia le location e per i percorsi guidati si fa in quattro. 

Data la doppia valenza di entrambi i siti verrà data la possibilità di una visita completa o specifica per ambito di interesse, strutturando i percorsi guidati in 2 moduli.

Si potrà così godere di tutta la magia di due luoghi che uniscono arte, natura e archeologia, passeggiando tra verde e acqua, accompagnati da persone esperte, grazie alla collaborazione di Eupolis Studio Associato, dell’Associazione Amici della Cultura di Pordenone e dell’Associazione Il Grapo – Gruppo Archeologico di Polcenigo.

I percorsi guidati - gratuiti ed aperti a tutti, adatti anche a famiglie con bambini – avranno luogo tutti sabati di giugno, luglio e agosto 2014. Al mattino alle ore 10.00 si visiterà il Palù di Livenza, il pomeriggio alle ore 17.00 il Museo Archeologico di Torre e alle ore 18.00 Il Parco. Per le visite ai parchi si consigliano calzature comode. In caso di pioggia le visite non avranno luogo.

 


 

Per informazioni e prenotazioni per i percorsi del Palù di Livenza: 

339 1363764 (Eupolis - Deborah Zamparo)

Per informazioni e prenotazioni per i percorsi al Parco e Museo Archeologico di Torre: 

 

347 9156576 (Eupolis - Luca Marigliano)

TRAME DI CINEMA
DANILO DONATI E LA SARTORIA FARANI
I COSTUMI NEI FILM DI CITTI, LATTUADA FAENZA, FELLINI, PASOLINI, ZEFFIRELLI
e

Museo delle Carroze d’epoca

San Martino di Codroipo

 

Venerdì 23 maggio 2014

 

 

Non perdetevi questa mostra! Noi siamo andati a vederla dopo aver visitato il Museo della carrozze d’epoca a San Martino di Codroipo, un museo quasi fuori dal mondo, inaugurato nel 2006 e a soli pochi passi da Villa Manin. All’interno 44 carrozze (ed una slitta!) perfettamente funzionanti e un settore dedicato a giocattoli dell’’800-‘900. Il museo, ricavato nella struttura di una ex filanda, nello splendido scenario di una villa veneta, Villa Kechler, si articola in tre gallerie sovrapposte collegate e tre piani di una torretta centrale che conserva i caminetti, utilizzati all’epoca per l’allevamento dei bachi da seta. Un patrimonio tematico sul mondo della carrozza, costituito dicevo da 44 carrozze dei secoli XIX-XX con i relativi accessori da viaggio, finimenti per l’attacco, cavalli realizzati a mano a grandezza naturale e una selleria militare, proveniente da un unico proprietario, il collezionista Antonio Lauda ( Foggia 1925-Codroipo 2000). Notevole la portata per la testimonianza etnografica delle vetture fabbricate dalle più note carrozzerie dell’epoca in Europa e per la varietà delle tipologie in uso, tra le quali anche un modello per la licenza di scuola guida, vari modelli per il trasporto dei bambini, nove cavalli realizzati in gesso e cartapesta, di diversa provenienza, europea, ungherese, russa e dalla Turchia. Tra gli accessori da viaggio, fruste, frustini, trombe, stivali, cappelliere e collari antichi, e si segnala in particolare una comodina da viaggio in radica di noce, recentemente donata al museo. 

 


 

Ma torniamo a Trame di Cinema: la mostra ospita la straordinaria collezione di costumi disegnati da Danilo Donati, nel corso della sua carriera di scenografo e costumista, e realizzati dalla storica Sartoria Farani, oggi diretta dal friulano Luigi Piccolo. Nelle diciotto stanze sono presenti centoundici abiti, perfettamente restaurati, commissionati da alcuni dei più importanti maestri del cinema italiano, da Federico Fellini a Pier Paolo Pasolini, da Franco Zeffirelli a Alberto Lattuada. Le voci dei registi, le colonne sonore e una selezione di testi accompagnano il visitatore in un viaggio nei set ricostruiti con ingrandimenti fotografici e con la proiezione di sequenze dei film. Il lavoro dell’officina Donati/Farani è inoltre documentato dai bozzetti preparatori e dalle immagini del lavoro all’interno della sartoria di via Dandolo a Roma. I film che costituiscono il fil rouge di questa avventura sono alcuni dei capolavori di Federico Fellini da Fellini-Satyricon (1969) a I Clowns (1970), da Amarcord (1973), a Intervista (1987), fino a Il Casanova di Federico Fellini (1976). De La mandragola (1965) di Alberto Lattuada si potranno ammirare gli abiti indossati da Philippe Leroy, mentre per La bisbetica domata (1967) di Franco Zeffirelli ci saranno quelli indossati da Richard Burton. Di Storie scellerate (1973) diretto da Sergio Citti, allievo prediletto di Pier Paolo Pasolini, si potranno ammirare i costumi carnevaleschi, assieme a quelli di Marianna Ucrìa (1997) di Roberto Faenza. Grande spazio è dedicato ai costumi realizzati nell’ambito del sodalizio di Danilo Donati con Pier Paolo Pasolini iniziato nel 1963 con La ricotta. Dalla giacchetta di lana indossata da Totò in Uccellacci e uccellini (1966), ai costumi dei sacerdoti, dei magi e degli apostoli de Il Vangelo secondo Matteo (1964), per i quali la fonte d’ispirazione fu la pittura di Piero Della Francesca, agli abiti dei soldati protagonisti del sogno del martirio in Porcile (1969), a quelli “di arcaica bellezza” indossati dai protagonisti di Edipo re (1967). Il salone centrale è dedicato alla Trilogia della vita: da Il Decameron (1971) a I racconti di Canterbury (1972) con quello indossato dallo stesso Pasolini, al Il fiore delle mille e una notte (1974) dove gli elmi, le lance, le tuniche e i mantelli tessuti a mano rivelano la grande capacità inventiva di Danilo Donati. La mostra si chiude con i costumi di Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975).

 


BASTIA DEL CASTELLO DI TORRE DI PORDENONE

Sabato 31 MAGGIO 2014 alle ore 17.00

Inaugurazione della mostra, presentazione delle opere e chiusura seconda settimana di Humus Park a cura di Angelo Bertani e Guido Cecere.

Premiazione del gruppo di ragazzi delle scuole medie di Montereale, Maniago e Vivaro, vincitori del concorso “Land Art” progetto di cooperazione transnazionale promosso dal GAL Montagna Leader. Premiazione degli studenti vincitori del Premio GEA.

 

Seguirà la visita al Parco del Castello di Torre. Non mancate!

 

HUMUS PARK

4° FESTIVAL INTERNAZIONALE DI LAND ART

 

14 giorni, 3 comuni, 2 location, oltre 70 artisti da 12 paesi del mondo, 7 Scuole d’Arte e Accademie coinvolte.

Per la sua quarta edizione, in programma dal 18 al 31 maggio 2014, Humus Park, International Land Art Meeting and Exposition a cadenza biennale organizzato dal Comune di Pordenone assieme ai Comuni di Caneva e Polcenigo, con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e della Provincia di Pordenone, raddoppia e si fa itinerante.

 

I luoghi e le settimane di lavoro infatti saranno due, la prima dal 18 al 24 maggio al Palù di Livenza, la seconda, dal 26 al 31 maggio, nel Parco del Museo Archeologico a Pordenone, dove si sono svolte le precedenti edizioni. 

 


"La ragazza con l'orecchino di perla” e Bologna

Il mito della Golden Age

Da Vermeer a Rembrandt

Capolavori dal Mauritshuis

5 maggio 2014

 

 

 

Mostra piccola, Bologna grande. Questa per me è la sintesi della giornata di lunedì 5 maggio, che ci ha visti turisti nella città emiliana per vedere la mostra La ragazza con l'orecchino di perla e il secolo d’oro olandese, esposizione itinerante in giro per il mondo da ben 2 anni, dato che il museo Mauritshuis dell’Aia che accoglie queste opere è chiuso per restauro. 

Siamo arrivati a Palazzo Fava, splendida dimora del XVI sec. con affreschi di Carracci (contemporaneo di Caravaggio), e la guida ci ha raccontato un po’ la storia del museo Mauritshuis, fondato da Federico Enrico principe d’Orange, museo che ha subito diverse traversie dal 1640 fino al 1822, quando è diventato proprietà dello stato olandese. Con molta enfasi, che all’inizio mi ha lasciata dubbiosa, ma che poi ho apprezzato molto, la nostra guida ci ha condotto passo passo lungo il percorso raccontando il contesto storico che ha portato alla realizzazione di questi quadri, decisamente d’avanguardia rispetto alla moda europea del periodo. L’Olanda intorno al 1600 era uno stato ricchissimo, con un mercato internazionale molto fiorente, che portò benessere e linfa non solo a pochi ma a una grande quantità di popolazione, anche la gente comune sentiva il bisogno di cultura e arte, e quindi spesso i quadri venivano commissionati per abitazioni piccolo borghesi e ritraevano scene agresti o paesaggi che non restavano contemplativi ma descrivevano realisticamente animali che per la prima volta diventavano protagonisti (es. Mucche in un prato di P.Poffer o il bellissimo Paesaggio verso il Reno di J.Van Goyen, o Paesaggio invernale e ancora Veduta di un lago), scene di lavoro, di vita campestre, di panorami infiniti, di marine estese, che erano la celebrazione del rilassamento mentale, di sentimenti intimi come la malinconia o il senso dell’infinito, in cui proporzioni, luce e profondità venivano rivoluzionati.

 

 

Interessanti anche i ritratti di J Oljcan e Aletta Hanemas di F.Hals molto realisti , in cui la ricchezza del tessuto, dei ricami, dei colori, esprimono lo stato sociale elevato e la magnificenza dei personaggi.

Con molto fervore la nostra guida ci descrive la rivoluzione della luce di Rembrant (cognome Van Rijn), luce rubata alle candele (vista la poca luce naturale a disposizione) e così ci entusiasmiamo davanti al Canto di lode di Simeone, in cui la luce diventa canto e la capacità di inventare il tono su tono invece della classica sfumatura. Il ritratto di Uomo con cappello piumato è un altro esempio eclatante del suo virtuosismo, la capacità di dipingere la luce dell’ombra.

Altro aspetto che viene sottolineato e che traspare da alcuni quadri è che già nel 1600 in Olanda, 

sicuramente grazie agli scambi commerciali e al benessere economico, la cultura era un bene diffuso (es. Donna che scrive una lettera di Barch, che sicuramente non è né nobile né suora) il lavoro di qualsiasi tipo era rispettato e considerato (es. il bellissimo La vecchia merlettaia di Igss, in cui la deliziosa figura sembra su un piedistallo) e la religione rendeva tutti uguali davanti a Dio (il quadro di De Hook in cui il prelato che ostenta ricchezza ma dialoga con la cameriera che beve in sua presenza).

Eccezionale anche Il Cardellino di Carel Fabritius datato 1645, dove la luce risulta ipnotizzante e apparentemente la figura dell’uccellino è semplicissima ma in realtà, nei secoli a venire, gli verranno dati dei giudizi complessi, in effetti quella catena che gli vieta la libertà è un’icona alla natura divina della libertà.

Nell’ultima sala, in totale solitudine ecco La ragazza con l'orecchino di perla, divenuta dopo il libro e il film di 15 anni fa, una vera e propria dea, una sorta di Gioconda olandese. Tecnicamente banale, non di committenza e quindi lontano dai canoni classici del ritratto, non ha prospettiva, non ha nulla della consueta descrizione maniacale dei particolari di Vermeer. Eppure il pittore è riuscito a cogliere l’attimo magico, lo sguardo viene fissato magistralmente nel momento in cui lei si gira, e chi la guarda non può evitare di restare suggestionato e perdersi in quello sguardo enigmatico. Una sorta di primo esperimento della camera oscura, che in futuro svilupperà una nuova arte: la fotografia. 

 

La vera sorpresa, mia ma anche di molti altri come ho potuto cogliere dai commenti entusiasti, è stato il giro per Bologna, in compagnia di una discreta ma preparatissima guida. Ho scoperto una città che mi ha entusiasmato e che voglio assolutamente conoscere più a fondo. Da Piazza Maggiore, ricchissima di monumenti strepitosi come il Palazzo Comunale, il Palazzo del Podestà, il Palazzo di Re Enzo, la Fontana di Nettuno del Gianbologna, il Palazzo dei Banchi e la Basilica di S. Petronio, con una facciata straordinaria e l’interno ricchissimo di opere d’arte, ci siamo recati all’interno della chiesa di S. Maria della Vita dove si ammira un capolavoro del ‘400 di Niccolò dell’Arca: il gruppo di terracotta Le Marie piangenti sul Cristo morto. Semplicemente da piangerci. Quindi passeggiando lungo stradine armoniose, tra portici rassicuranti ed edifici ben conservanti siamo giunti ad un grande spazio monumentale che ci ha lasciato tutti basiti: S. Stefano. Si tratta di un complesso che doveva riprodurre per volere del vescovo Petronio, nel V sec., i santuari del Golgota. Chiese e chiostri, ambienti chiusi e luoghi aperti appaiono come pezzi di un puzzle incastrati tra loro. Strepitoso. Proseguendo per via S. Stefano, su cui si affacciano palazzi prestigiosi 

di famiglie nobili della città come i Bolognini, o più avanti i Pepoli, si arriva a piazzetta Mercanzia, con il bellissimo Palazzo dei Mercanti e poi a Porta Ravegnana, famosa soprattutto per le Torri della Garisenda e Asinelli, che svettano eleganti e sicure nonostante i loro 900 anni, e sono il simbolo della città.

Eccoci poi al Palazzo dell’Archiginnasio antica sede dell’università, fondata nel 1088. I muri, le volte, le scale, sono interamente rivestiti di stemmi e iscrizioni che testimoniano il passaggio di generazioni di studenti e docenti. Spettacolare.

Bologna la dotta, Bologna la grassa, Bologna la rossa, sono tutti epiteti che calzano perfettamente alla città. Direi anche Bologna la viva, Bologna l’accogliente, Bologna la gaudente e mille altri aggettivi entusiasmanti.

 

Grazie Loredana, la mostra forse non meritava il viaggio, ma la città sicuramente sì. TORNIAMOCI!!!!!

 

 

Anna Saccon

 


I polimaterici e le nuove tecniche della pittura 

Tecniche espressive nell’arte friulana del secondo ‘900

 

 

Purtroppo ultima lezione del corso tenuto dal Prof. Fulvio Dell’Agnese I sopravvissuti a Duchamp”, conclusosi presso la Bastia del Castello di Torre,sede che ha ospitato tutti gli incontri sulle tecniche espressive dell’arte friulana del secondo ‘900. E anche questa volta il professore Dell’Agnese non si è smentito in quanto a sorprese e colpi di scena! Dopo aver introdotto il tema della serata dedicata agli artisti polimaterici, ha proiettato un incredibile video realizzato in una delle due fonderie artistiche rimaste in Italia, quella di Pietrasanta in Toscana, dando così la possibilità di assistere ad una fusione a cera persa di una scultura bronzea di importanti dimensioni. Mentre il suono dello sfrigolare del bronzo incandescente riempiva la sala della Bastia, e tutti restavano a bocca aperta nell’assistere ad una tecnica di altri tempi, Fulvio spiegava i vari passaggi della lavorazione: dalla realizzazione dello stampo, alla colatura della cera, alla costruzione della gabbia  in terra cotta, passo dopo passo per giungere alla creazione dell’opera in bronzo finita. Così il vociare in sala commentava ancora la spettacolare colata appena vista, e nel frattempo una foto di Gino Bramieri degli anni ’60, introduceva il moplen e l’ormai ben nota plastica diventata altro elemento essenziale per i già citati artisti polimaterici. Cominciando da Gianni Pasotti, friulano doc e Pordenonese di adozione, che dalla fine degli anni ’80 si è dedicato alla lavorazione della plastica, ottenendo trasparenze incredibili e colori per niente casuali, giocando allo stesso tempo con una sottile ironia, come dimostra l’opera “Sguardo di lettore” qui riprodotta. 

 


 

Dell’Agnese ha poi parlato di Adriano Visentin, artista goriziano legato all’uso della pietra ma sperimentatore anche della plastica, e ancora di Giorgio Valvassori che realizza particolari opere anche in carta, e di Guerrino Dirindin, nostro vecchio amico e creatore di innumerevoli installazioni che a sorpresa spesso appaiono in città. Dirindin da un paio di anni a questa parte si sta dedicando alla creazione di opere realizzate con la terra, lo troveremo tra non molto al Parco del Palù di Polcenigo durante la terza edizione di Humus Park. Pubblichiamo una fotografia significativa dove sullo sfondo compare un lavoro di Guerrino, introdotto dalle inconfondibili sculture di Paola Moro, a mio avviso ineguagliabile artista che, come ha ricordato Fulvio, si dedica al ready made riutilizzando materiali di scarto industriale. Ricordiamo la mostra Wunderkammer di Paola Moro del 2007 presso il Convento del San Francesco, esposizione indubbiamente tra le più suggestive realizzate negli ultimi anni a Pordenone. Concludono l’incontro le opere di Massimo Poldelmengo, un intreccio di ferro, vetro, acciaio, pietra e legno, materiali contrastanti tra loro per consistenza e tipologia ma tradotti dall’artista in maniera esemplare. 

A proposito indovinate chi c’era tra il pubblico in sala? Gianni Pasotti, che certo non è passato inosservato…… 

 

Loredana Schembri


LA FOTOGRAFIA

Tecniche espressive nell’arte friulana del secondo ‘900

 

 

“Direi che è illusorio pensare alla fotografia come a una forma d’arte distante dalla tecnica pittorica”. Inizia così la terza lezione del Prof. Fulvio Dell’Agnese dedicata alla fotografia, lezione che non poteva non cominciare parlando di un friulano d’eccezione, Elio Ciol, come ben sappiamo nativo di Casarsa e con una così lunga carriera alle spalle da essere noto a tutte le generazione dagli anni ’50 ad oggi. Neorealista fin dagli inizi della carriera, amava ritrarre la sua terra d’origine fissando sulla pellicola paesaggi, tradizioni che andavano scomparendo con il progresso ed il boom economico, ma soprattutto scene di vita quotidiana, dove indagava i mutamenti del contesto sociale e dove i giovani erano il fulcro della rinascita post bellica. Con gli anni ’60 sperimenta l’utilizzo della pellicola a infrarosso, con la quale realizza dei particolari giochi di luce che gli fruttano un lavoro di eccezione: diventa infatti il fotografo di scena sul set del film Gli ultimi di Padre Maria Turoldo, girato tra Coderno e Villa Manin, dove imprime immagini così spettacolari che lo rendono famoso ovunque. Gli anni successivi lo videro impegnato in ogni fronte, ricordiamo tra gli innumerevoli incarichi l’accurato lavoro di catalogazione del patrimonio artistico ma soprattutto, nel 1973, il suo lavoro di reporter durante la tragedia del Vajont. Pubblichiamo il suo famoso scatto del Museo Guggenheim di Bilbao con protagonista la scultura di un enorme ragno opera di Louise Bourgeois. 

La fotografia friulana vede tra i protagonisti anche importanti nomi goriziani quali Roberto Kusterle, che costruisce il set creando fotografie che hanno come soggetto la trasformazione dell’uomo e della natura, Maurizio Frullani, Sergio Scabar e Alessandro Ruzzier, e ancora personaggi di spicco quali Danilo De Marco, reporter e giornalista che racconta con efficacia e verità storie di paesi lontani non solo geograficamente, per concludere con Franco Spanò, esponente delle generazioni a partire dagli anni ’60 e artista indiscusso della sovrapposizione delle immagini. 

 


 

L’incontro si è concluso con l’intervento di Giancarlo Venuto, conosciuto la lezione precedente e questa volta salito sul palco per raccontarci i segreti dei suoi affreschi. Per essere tornato vuol dire che si è trovato bene tra noi Amici

 

Prossimo appuntamento I polimaterici e le nuove tecniche della pittura: Pasotti, Poldelmengo, Di Iorio, Lunedì 28 aprile ore 17.30 sempre presso la Bastia del Castello di Torre

 

 

Loredana Schembri

 

“L’Ossessione Nordica”

  Mercoledì  9 aprile  2014

Palazzo Roverella

ROVIGO 

 

 

E' sempre un piacere incontrarci tra "amici": saluti, sorrisi, "come va"? Ormai sono anni che la passione per l'arte ci accomuna. Questa volta andiamo a Rovigo, la mostra si intitola L’Ossessione Nordica.
Arriviamo con un leggero anticipo a così approfittiamo per fare una passeggiata in centro. Tra i vari monumenti spicca una bella chiesa: Santa Maria del soccorso detta la Rotonda.

 



La mostra si trova invece a palazzo Roverella. E' una collezione di opere che comprende un periodo a cavallo tra l'Otto e Novecento. Sono opere che arrivarono alle biennali di Venezia; venivano da un mondo lontano, erano di artisti tedeschi, scandinavi e svizzeri.

Böckin raffigurava mondi fantastici che si ispiravano a saghe nordiche, al mondo dei morti e alle figure mitologiche. Passando tra le varie stanze, le opere che all'inizio erano

ANGIOLO D’ANDREA, LA (RI)SCOPERTA DEL MAESTRO FRIULANO DEI PRIMI ‘900

Inaugurata ieri, alla Galleria Pizzinato, la mostra che sarà visitabile 

fino al 21 settembre

 

 

Un artista ingiustamente dimenticato, una notevole produzione artistica che rivive a Pordenone grazie alla Fondazione Bracco di Milano: è stata inaugurata ieri alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Armando Pizzinato, l’esposizione “Angiolo D’Andrea, la riscoperta di un maestro tra Simbolismo e Novecento”, visitabile fino al 21 settembre 2014. 

 

In una sala gremita di pubblico, Claudio Pedrotti sindaco di Pordenone, Claudio Cattaruzza Assessore comunale alla cultura, Michele Leon sindaco di San Giorgio della Richinvelda, Diana Bracco presidente dell’omonima Fondazione e Luciano Caramel curatore della mostra, hanno presentato la rassegna che vuole riportare alla memoria (o svelare per la prima volta) la produzione pittorica dell’artista di Rauscedo, indagandone la personalità e soprattutto lo stile figurativo.

 

Angiolo D’Andrea nasce nel 1880 a Rauscedo e poco più che ventenne si trasferisce stabilmente Milano: qui avvia una collaborazione come illustratore con la rivista diretta da Camillo Boito Arte Italiana Decorativa e Industriale. Il suo eclettismo artistico e le amicizie con gli architetti Giulio Ulisse Arata e Antonio Sant’Elia, lo avvicinano all’architettura, dove trova importanti riconoscimenti nella decorazione di diversi edifici lombardi: nel 1914 realizza un mosaico per lo storico bar Camparino di Galleria Vittorio Emanuele. I suoi numerosi viaggi in Sicilia ritornano spesso nell’opera, così come la sua personale esperienza al fronte durante la Prima Guerra Mondiale. Rientrato a Milano, lavora a paesaggi e vedute, ritrae l’eros femminile e la maternità; dagli anni ’20 si avvicina al sacro, ai soggetti religiosi e nature morte floreali. La distanza ideologica, dal fascismo, e culturale, dalle avanguardie dei primi anni del ‘900, riducono la sua presenza pubblica: isolato dalla comunità artistica dell’epoca e dimenticato dalla stampa di regime, rientra molto malato al paese natio, dove muore nel 1942.  

 

All’indomani della sua scomparsa, Elio Bracco, fondatore di origini istriane dell’azienda farmaceutica, ne acquista tutte le opere rimaste nello studio milanese, grazie all’amico di D’Andrea, Carlo Fontana. L’intento è quello di realizzare una grande mostra, che però viene ostacolata dalla guerra. La nipote di Elio, Diana Bracco, oggi presidente della Fondazione, porta avanti il progetto del nonno e nel 2012-’13 allestisce l’esposizione a Palazzo Morando, a Milano: oggi questa rassegna, arricchita di nuovi elementi, rivive finalmente a Pordenone, in un percorso espositivo di 120 opere articolate in dieci aree tematiche, provenienti per lo più dalla collezione privata della famiglia Bracco, ma anche dal Mart di Rovereto, dalla Galleria Rizzarda di Feltre e dal Museo del ‘900 di Milano.

 

La mostra è aperta al pubblico da martedì a sabato, ore 15.30-19.30 e domenica, ore 10.00-13.00 e 15.30-19.30, fino al 21 settembre. È importante segnalare che contestualmente a questa rassegna, il comune di San Giorgio della Richinvelda, ha allestito nella Sala Consiliare comunale l’esposizione “Angiolo D’Andrea Illustratore” in apertura il 12 aprile, una raccolta della produzione grafica dell’artista finora mai esposta in modo organico. 

 

 

Alice Sannia