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La costruzione del monastero dei frati minori conventuali di San Francesco cominciò nei primi decenni del ’400 per volere testamentario di Giovanni Ricchieri. La costruzione venne autorizzata dal vescovo di Concordia Arrigo di Strassoldo, e sancita dalla bolla pontificale di Martino V.

Furono rispettate tutte le regole che al tempo caratterizzavano la tradizione francescana conventuale, inoltre una frase collocata in una nicchia della parete sinistra della navata della chiesa, e riportata nella parte bassa del sovrastante affresco, testimonia con certezza la data dell’avvenuta realizzazione dell’edificio (?1448, 24 ottobre, fu terminata questa opera?). Per esigenze culturali e funzionali vennero eseguite delle modifiche soprattutto nel corso dei secoli XVII e XVIII che purtroppo distrussero parte delle opere originarie: ad oggi delle più antiche decorazioni rimane una piccola testimonianza data da alcuni lacerti di sinopie di affreschi, mentre, dei cinquecenteschi dipinti eseguiti da Giovanni Antonio de Sacchis detto il Pordenone restano solo pochi frammenti conservati altrove. Quando la Repubblica Veneta nel 1769 soppresse il convento affidandolo a privati, quest’ultimo venne adibito agli usi più dissimili quali teatro, dormitorio, abitazioni, fabbrica di liquori, ed altro ancora.
La Chiesa di San Francesco, oggi adibita a sede espositiva di mostre, ed il relativo Convento, succursale degli uffici comunali che fanno riferimento al settore cultura, già al tempo occupava tutto l’isolato ed era strutturato nella seguente maniera: lungo il vicolo San Francesco, superata l’entrata della chiesa, si aprivano due locali, uno dei quali d’ingresso e l’altro, probabilmente ad uso parlatorio; quindi un corridoio che portava al chiostro ed altre due stanze, un locale di deposito ed un altro stanzone. Girando l’angolo di via Ospedale Vecchio, proseguivano cantina e legnaia che, tramite un porticato aperto con arcate a tutto sesto, si affacciavano ad un cortile con il pozzo e l’orto e, sempre sul cortile, guardavano la cucina e il refettorio: adiacente a quest’ ultimo, saliva una scala di 21 gradini che portava alle 17 celle del piano superiore. Partendo dall’abside della chiesa, lungo la facciata che guarda l’attuale piazza del mercato, si susseguivano la sacrestia, due stanzoni e la stalla. Tra la chiesa e il cortile con l’orto e il pozzo, si apriva il chiostro inferiore, decorato tutto intorno con scene seicentesche ad affresco raffiguranti episodi della vita di San Francesco, strutturato con volte originariamente in cotto, parte a tutto sesto e parte a sesto acuto, a sostegno di un secondo ordine superiore. L’originaria disposizione del complesso conventuale, che i recenti restauri hanno cercato di rispettare alla perfezione, è stata ricostruita dai vari documenti conservati in archivio, tra questi l’inventario della vendita effettuata dopo l’abolizione della sede religiosa.

Indirizzo: piazza della Motta, 2; tel. 0434-392911 (ufficio cultura); e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; web: www.comune.pordenone.it