Galleria Harry Bertoia

 

 

L’attuale complesso architettonico di Palazzo Spelladi è il risultato di eventi che si sono susseguiti nel corso dei secoli e che hanno dato origine a demolizioni, successivi accorpamenti, modifiche volumetriche e rimaneggiamenti. La struttura originaria è databile almeno agli inizi del Trecento, epoca prossima all’edificazione dei vicini fabbricati del palazzo municipale, risalente al 1291 e della chiesa di San Marco, elevata a parrocchia nel 1278. Il palazzo appartenne alla famiglia Spelladi, una delle dodici casate più antiche della città, nobilitate nel 1447, che lo possedettero fino al 1777, quando, a seguito di una permuta con i Rossi, si trasferirono nell’attuale Corso Garibaldi.

La sede espositiva è stata  intitolata a Harry Bertoia (1915-1978), noto al vasto pubblico per la progettazione nell’ambito del design. La famosa Diamond (1951-‘52), una sedia-scultura in tondino di ferro, aperta e dialogante nello spazio, da lui descritta come “una scultura fatta d’aria e di acciaio”, è un classico in tutti i libri di storia del design. La sua straordinaria vicenda creativa è però testimoniata anche da sculture, disegni, incisioni, creazioni di oreficeria e oggetti di design, oggi esposti nei musei di tutto il mondo. Arieto Bertoia, nato nel 1915 a San Lorenzo d’Arzene, a pochi chilometri da Pordenone, nel 1930 lasciò la terra d’origine per trasferirsi in America con il padre e il fratello. Dopo aver imparato le tecniche della lavorazione del metallo presso un istituto tecnico, grazie a una borsa di studio, Bertoia arrivò, dapprima come studente, poi come professore, alla Cranbrook Academy of Art di Bloomfield Hills nel Michigan diretta dall’architetto Eliel Saarinen. Un vero e proprio centro culturale animato da personalità del calibro di Carl Milles, Charles e Ray Eames, Florence Knoll ed Eero Saarinen. 

Nel 1943 Harry sposò Brigitta Valentiner, anch’essa studentessa a Cranbrook e figlia di Wilhelm R. Valentiner, all’epoca direttore del Detroit Art Institute. Fu proprio il padre di Brigitta a contribuire all’ampliamento degli orizzonti culturali del giovane Harry.  Nello stesso anno si accostò al design approdando in California, quindi, nel 1950, si trasferì in Pennsylvania, a Barto, chiamato a dirigere la linea di progettazione dell’azienda Knoll. Già dal 1942 Bertoia aveva iniziato a praticare l’arte dell’incisione, attività che sviluppò per tutto il corso della sua vita, parallelamente a quella scultorea. Le prime sculture, risalenti agli anni ’40, sono composizioni lineari, spesso elaborazioni di precedenti disegni o realizzazioni sviluppate in due dimensioni, composte dall’assemblaggio di centinaia di piccole sagome di metallo. La produzione più nota fu quella delle “sculture sonore”, nate quasi casualmente negli anni ‘60, quando durante la lavorazione di un metallo si generò un suono, che impressionò profondamente l’artista e che caratterizzarono l’ultima fase della sua ricerca artistica. Fra il 1968 e il 1969 imprigionò tali suoni in 11 LP, intitolati Sonambient. Harry Bertoia morì il 6 novembre 1978 nella sua casa di Barto.

 

 

Indirizzo: Corso Vittorio Emanuele, 60; tel. 0434-392916; 

 

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web:  www.comune.pordenone.it