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E ormai risaputo che la gran parte delle cosmologie tribali e delle mitologie di tutte le civiltà si fondano sulle figure di esseri alati. Nel mondo occidentale, secondo la cosmogonia ellenica, la Notte aveva generato l’Uovo del Mondo e da li l’Eros, rappresentato con delle ali brillanti. Ricordiamo in particolare che nella cristianità la terza persona della Trinità è lo Spirito Santo in sembianze di un uccello.
Gli uccelli, grazie al volo, possono raggiungere il cielo, sede della divinità e della trascendenza: nello stesso momento possono vivere in terra e di conseguenza fungono da messaggeri del messaggio divino.

 

Le ali, il piumaggio e le penne, il canto ed ancora le uova, sono tutti elementi che richiamano gli esseri alati e costituiscono quel punto di intersezione che porta, attraverso la corretta interpretazione, alla comprensione simbolica degli esseri alati.

Le ali nella tradizione cristiana simboleggiano la spiritualizzazione, il volo verso l’alto, la comunione divina e la protezione divina di tutto il creato: non a caso gli Angeli sono rappresentati con delle ali. Inoltre l’anima, della stessa sostanza eterea del vento, è raffigurata alata o si percepisce con delle ali, ali che a seconda della posizione verticale o orizzontale acquistano un differente senso simbolico.

Le piume erano invece allegoria della chiaroveggenza e della divinazione, questo anche presso le tribù pellirossa che ornavano copricapo ed oggetti vari con delle piume colorate poiché facilitavano la salita verso gli dei.

Proseguendo invece nella apologetica ecclesiastica il canto degli uccelli simboleggia la bellezza del mondo sensibile, quando il tempo si ferma e il verbo divino si rivela. Di qui, come si riporta nella letteratura araba e persiana, il canto o linguaggio degli uccelli si identifica con l’immortalità.

Infine nell’antica Creta, nell’era micenea, si utilizzavano le uova di struzzo (omne vivum ex ovo) come coppe all’interno delle sepolture dei personaggi più importanti. Ricordiamo inoltre che, nella tradizione cristiana, la forza rigenerativa delle uova si rispecchia nell’offerta di uova colorate di rosso in prossimità del periodo Pasquale.

La Simbologia dell’Athene Noctua: gli Occhi della Dea.

"Sguardo da civetta", era il nome greco per la dea Atena, composto da glaùks, civetta e opé, sguardo. Sarà proprio quello sguardo "pensoso" a suggerire l’accostamento dell’immagine della civetta come l’emblema della meditazione; dello scrutare attraverso le tenebre, per cui pensata come simbolo della sapienza; accovacciata sugli spigoli delle case e sulle punte dei rami degli alberi é contemplata come il sorvegliante della soglia della conoscenza e quindi della cultura.

Lo Sguardo.

Quello che della civetta colpisce in modo inquietante è l’immagine degli occhi "a pala" che ti fissano. L’unica via d’uscita è quella di distogliere lo sguardo, ossia sottrarsi dall’occhio, questo procura una sorta di spaesamento all’osservatore.

I primi a fare riferimento al termine sguardo furono Heidegger e Freud nelle rispettive ricerche riguardo il Dassein e l’Identità. Ambedue avevano colto in pieno la profondità e assieme la difficoltà di sciogliere il termine nei suoi aggettivi: sospetto, spiacevole, enorme, terribile, nascosto, segreto e inosservato che costantemente si trova lì pronto ad affiorare, procurandosi angoscia e riportando alla luce la pressante presenza della Morte.

Negli studi di psicanalisi e fenomenologia, Lacan rapporta l’occhio alla luce. L’occhio si colma di luce e lo sguardo è nella luce che le cose riflettono.

Nella dimensione paleologica dei primordi riscoprire la luce da una dimensione nascosta equivale al liberarsi, al riscoprire nuove percezioni e rappresentazioni. In una parola rinascere. In greco, guardare e vedere, hanno la stessa radice. In questa prospettiva, anche la civetta attraverso i suoi occhi turba con la sua presenza, rompendo l’oscurità nella quale doveva rimanere procurando spavento e presa di coscienza.

La più antica rappresentazione, risale al Paleolitico Superiore (-13000 a.C.) e proviene da uno dei panelli rocciosi della "Galleria delle Civette", presente nella grotta francese di Les Trois Frères in Ariège, mentre una seconda figura di civetta appare sui panelli rocciosi della Grotta Chauvet. Infatti, l’iconografia della Dea in sembianze di Civetta, è importante per tutto il Neolitico fino all’Antica età del Bronzo. In particolare, nel Mediterraneo orientale, gli scavi archeologici compiuti in Siria e in Giordania hanno portato alla luce idoli in pietra e argilla, datati al Neolitico, che ritraggono la figura della civetta.

I tratti anatomici che caratterizzano l’uccello notturno (occhi tondi e becco accentuato) si possono riconoscere presso l’iconografia e raggruppare in varietà tematiche in base alla loro distribuzione geografica.

Se effettivamente come risulta dalla ricerca preistorica ed archeologica e dai resoconti etnografici, la figura della Athena Noctua sta emergendo in modo alquanto forte, allora, forse, è il momento giusto di puntare verso la cooperazione interdisciplinare fra ornitologi e archeologi in modo da potere approfondire tematiche che possono giovare ad ambedue le discipline.

Alla luce di tutte queste informazioni sul ruolo della civetta e sulla sua rappresentazione, come non prenderla a simbolo quale rappresentante dell’Associazione di volontariato Amici della Cultura?